Quella portata avanti dal califfato islamico è una guerra che si combatte ogni giorno sulla pelle dei più vulnerabili: i bambini. Crocifissi, decapitati, venduti come schiavi. È un quadro scioccante, terribile, inumano, ed emerge da un rapporto delle Nazioni Unite. Bambini fatti prigionieri e poi oggetto di terribili violenze. È solo l'inizio dell'orrore quello riportato da Renate Winter del comitato ONU per i diritti dell'infanzia che ha redatto il rapporto sui crimini compiuti dall'Isis sui minori.

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La barbarie sembra non avere limiti. Bambini torturati, stuprati, uccisi, anche crocifissi, decapitati, sepolti vivi, bambini massacrati in esecuzioni di massa. Bambini e bambine venduti al mercato degli schiavi come merci con tanto di cartellino con il prezzo, destinati a nuove violenze.

E non riusciamo a capire perché tanto accanimento, come se coloro che fanno queste cose vogliamo cancellare dalla propria mente l'idea del futuro, rappresentato proprio dall'infanzia. Sembra altrimenti non esserci motivazione per questo orrore cieco.

Principali vittime sono le minoranze religiose o etniche in un'operazione tesa all'annientamento di queste popolazioni. Eppure non sembra trattarsi di pulizia etnica, come siamo stati abituati in troppe guerre e conflitti regionali. Ma l'orrore non risparmia nessuno. Anche a causa delle coalizioni anti-Isis che bombardano Paesi e città senza usare quell'intelligenza che una strategia ottimizzata dovrebbe usare. Sono troppi i minori uccisi, mutilati, gravemente feriti sotto le bombe o morti per mancanza di cure o acqua, e poi ancora bambini trasformati in kamikaze o usati come scudi umani, o addestrati per diventare soldati e mandati ad uccidere ed essere uccisi.

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Al confronto gli osceni esperimenti di Mengele sui bambini nei campi di concentramento nazisti sembrano meno cruenti, mascherati da esperimenti scientifici.

Dovremmo fare di tutto per proteggerli. Eppure oggi, ed è l'appello drammatico di Renate Winter, non ci riusciamo. Paradossalmente le violenze sui bambini vengono confermate da un "manuale sulla perfetta moglie del jihadista" pubblicato online dalle donne dello stato islamico. La consorte ideale, si legge nel testo, deve essere istruita ma non troppo, sedentaria ed adatta al matrimonio già a partire dai 9 anni. Può apparire assurdo ma questo testo dovrebbe attirare altre consorelle, a partire dai "corrotti Paesi del golfo" dove secondo i jihadisti le donne vivono come prostitute.