Domenica scorsa Papa Francesco ha, forse, pronunciato una delle più importanti omelie del suo pontificato. Così, affacciandosi alla finestra del suo studio per celebrare la santa messa in San Pietro con i nuovi cardinali, il papa ha esortato la Curia alla compassione ed a non isolarsi in una casta che "nulla ha di autenticamente ecclesiale", ma ad avvicinarsi agli emarginati, perché la strada di Gesù e della Chiesa è quella dei lontani, delle periferie e dell'integrazione.

La compassione che prova Gesù quando si trova dinanzi l'emarginazione e la volontà di reintegrazione, sono i tre i concetti-chiave proposti dalla Chiesa.

Per Jorge Mario Bergoglio, papa Francesco, questo concetto non è una novità. Infatti, quando era il capo dei Gesuiti era solito aiutare in prima persona i bisognosi, portando il suo aiuto ai senza tetto affamati ed infreddoliti, nelle strade di Buenos Aires.

Non stupisce, quindi, la sua volontà di assistere gli emarginati, riformando e scardinando la burocrazia della Curia Romana, che egli stesso non si perita a chiamare casta, scuotendo anche le loro coscienze. Il papa chiede ai nuovi cardinali di "pensare bene" e non ricercare il successo mondano. Francesco ha, poi, esortato nuovamente i cardinali, enunciando uno dei concetti base del pensiero Gesuita, a servire Gesù in ogni essere umano affamato, assetato, escluso e discriminato. A ricercare Gesù anche in chi ha perso o si è allontanato dalla propria fede.

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Attraverso il ricordo dell'immagine di San Francesco che abbraccia il lebbroso, Bergoglio esorta ad accogliere chiunque stia soffrendo ogni genere di emarginazione, perché è sul vangelo degli emarginati che si trova la credibilità dell'operato della Chiesa. Secondo il Pontefice "il linguaggio comunicativo" è il linguaggio giusto per portare alla guarigione. Papa Francesco afferma, quindi, con la fermezza che gli è solita, che la Chiesa deve stare dalla parte degli emarginati, rifiutando il potere e l'appartenenza ad una casta così lontana dalla Chiesa.