Tende a rassicurare la Nazione e ridimensionare alcune preoccupazioni il ministro della Difesa Roberta Pinotti nel suo intervento a Rep Tv. L'esponente del Governo ha chiarito infatti la volontà dell'Italia di trovare una soluzione diplomatica, tornando in parte sulle posizioni che aveva espresso qualche giorno fa, all'avanzata dell'Isis in Libia e in tutto il Nord Africa. Sembrerebbe infatti che la formazione terroristica stia cercando di violare anche i confini della Tunisia per portare avanti la sua infiltrazione in tutti i paesi africani che affacciano sul Mediterraneo.

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Parla infatti di infiltrazioni più che di invasione il ministro Pinotti, "soprattutto a Derna e Sirte", spiegando invece l'attentato all'hotel Corinthia di Tripoli come "una minaccia al simbolo dell'apertura libica al mondo occidentale".

La strategia del Governo

La strada che il Governo vuole intraprendere è quella di una collaborazione con i governi locali, unita ad una serie di mediazioni fra le fazioni in lotta in questi paesi per ridare loro stabilità. Secondo il ministro è' proprio nel caos politico e nell'assenza di istituzioni forti che trova infatti "un humus fertile" il terrorismo. Tutto ciò deve avvenire anche grazie all'intervento, sempre di natura diplomatica, dell'Onu e del suo inviato Bernardino Leòn. Il ministro ha ribadito infatti l'appoggio a Leòn non escludendo però una mediazione da parte di Romano Prodi qualora ci fosse la necessità di "alzare il livello". L'ex presidente del Consiglio è stato infatti definito come "una persona centrale che conosce molto bene la situazione in Libia e che ha rapporti con Russia e Cina", membri con diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza Onu.

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La chiusura dell'ambasciata

Per mesi - spiega il ministro - siamo stati l'unico paese ad avere un'ambasciata aperta a Tripoli perché abbiamo un legame storico, geografico e culturale con la Libia. Il segnale che volevamo dare era quello della presenza dell'Italia e la volontà di dare una mano al Paese. Ora i rischi sono eccessivi, tenerla aperta sarebbe stato inutile e controproducente. Poteva essere un bersaglio.

Le tempistiche

Penso - ha continuato il ministro - che la comunità internazionale faccia sentire molto il suo peso e questo potrà agevolare il lavoro dell'inviato dell'Onu. Piano piano alcune fazioni in conflitto si stanno sedendo al tavolo della diplomazia. Bisogna allargare il consenso delle forze in campo verso le soluzioni diplomatiche perché quella è la base per tutti i tipi di aiuti. Io vorrei che si potesse risolvere tutto domani ma non posso garantire le tempistiche. Di certo non possiamo far passare troppo tempo perché la Libia non è ancora un pezzo del Califfato e non deve assolutamente diventarlo.