Domenica scorsa in Bulgaria i cittadini sono scesi in piazza per esprimere la loro disapprovazione in merito alle operazioni militari che la NATO sta conducendo nel loro paese che aderì all'Alleanza atlantica nel marzo del 2004. Diversi cittadini sono scesi per le strade di Sofia con il fine di invitare la NATO ad andarsene: coloro che hanno preso parte alla manifestazione camminavano per le strade della Capitale portando striscioni con scritte quali "Basi americane barbariche - fermare le uccisioni" e "Stop all'occupazione e all'amministrazione coloniale - NATO in Bulgaria - il futuro è nei paesi sovrani". Yane Ivanov, il leader della protesta, ha pronunciato le seguenti parole in un discorso che ha tenuto durante il raduno: "Purtroppo, la Bulgaria al momento è governata da questa istituzione criminale - NATO". La dimostrazione pubblica è arrivata dopo che cinque navi pattuglia dell'Alleanza sono entrate nel porto di Varna, terza città della Bulgaria per grandezza, per prendere parte a un'esercitazione congiunta con Turchia, Romania e, appunto, Bulgaria.

  Il corteo di domenica 8 marzo non è certamente un fatto accaduto per la prima volta nel paese, anzi, una manifestazione simile vi era stata anche nel 2014.

Comunque, i cittadini bulgari avevano già marciato a Sofia anche il mese passato per condannare un piano del governo che consisteva nell'installazione di una base di comando militare della NATO all'interno della nazione. A febbraio, i ministri della difesa della NATO hanno deciso di aumentare consistentemente il numero dei soldati, passando da 13.000 a 30.000 uomini, in modo tale da ampliare la dimensione della forza di reazione rapida dell'Alleanza. Inoltre, essi hanno annunciato di essere intenzionati a istituire sei nuovi posti di comando in Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e, come detto, Bulgaria. Lo scorso anno, il blocco militare in occidente ha aumentato la propria presenza e ha condotto diverse esercitazioni nell'Europa orientale nel contesto della crisi in Ucraina. Tuttavia, Mosca ha più volte condannato gli addestramenti della NATO e il rafforzamento militare in prossimità delle frontiere russe.

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