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Stando all'agenzia informativa Ansa, sarebbero stati ritrovati i corpi di due dei quattro italiani dispersi, dopo l'attacco terroristico che ha colpito il museo nazionale del Bardo a Tunisi. Il resoconto della Farnesina ha reso note le generalità delle vittime coinvolte nella strage. Si tratterebbe di due donne, nostre connazionali, provenienti da Torino e dalla Brianza. Le altre due vittime, di origine piemontese, sono già state identificate. In giornata è stato confermato il dato di 24 morti in totale, mentre 50 sono i feriti. Riguardo gli attentatori, due di questi sono morti duranti il blitz delle forze antiterroristiche tunisine, gli altri invece, dopo la fuga, sono stati arrestati alcune ore dopo la realizzazione della strage. Mentre i Jihadisti rinnovano le minacce contro l'umanità intera, il presidente tunisino Beji Caid Essebsi dichiara lo stato di guerra nel paese nordafricano.

Un'ideale politico irrealizzabile

La Tunisia era proprio sul punto di un rilancio politico; alle elezioni presidenziali e politiche infatti il partito democratico aveva ottenuto la maggioranza dei voti, ma ora ripiomba nel vuoto senza alcuna certezza sul futuro. Del resto la Tunisia non ha mai goduto di durature forme politiche. Il paese, spesso, è stato attraversato da sommosse interne alimentate da dittature militari. Alle volte, i colpi di stato sono stati accompagnati da gesti estremi, proprio la morte di Chokri Belaid, attivista di sinistra, aveva convinto le forze politiche a cambiare rotta, per iniziare una nuova stagione fatta di promesse.

Falliti due attacchi nel 2002 e 2014

Il paese nordafricano non è nuovo all'accaduto verificatosi al museo del Bardo. Lo scorso anno andò in scena un attacco suicida a Susa, in francese Sousse. Nel più celebre albergo 'Rihad Palm' un uomo si fece esplodere in aria sulla spiaggia antistante l'albergo. Nel 2002 invece, fu colpito il cuore della religione ebraica. La sinagoga di Djerba venne oltraggiata da alcuni attentatori che sacrificarono 19 persone.

La Tunisia non presenta un caso analogo a quello della Libia e dell'Egitto. Da parecchi anni ormai il paese dell'Africa settentrionale gode di una dialettica politica avanzata. Le forza partitiche, o alcune di queste, si sono aperte a nuove sperimentazioni perché modellate sulla base di una formazione francese. I musulmani, un pò più conservatori, non hanno esitato a lasciar correre i bisogni sociali e a non soffocarli del tutto.