I carabinieri del comando tutela ambiente, nell'ambito di un'inchiesta condotta dal pm di Napoli, Henry John Woodcock, hanno arrestato il sindaco d'Ischia Giuseppe Ferrandino, il fratello di quest'ultimo Massimo Ferrandino, e gli alti vertici della CPL Concordia, cooperativa emiliana operante nel settore di energia e gas. Le accuse sono di associazione a delinquere, corruzione, abuso di ufficio, turbata libertà degli incanti al riciclaggio ed emissione di fatture inesistenti.

I nomi degli arrestati

Sono finiti in carcere, su richiesta del gp Amelia Primavera, oltre al sindaco d'Ischia e suo fratello, anche:
  1. Roberto Casari, ex presidente del Gruppo CPL Concordia
  2. Francesco Simone, responsabile delle relazioni istituzionali
  3. Maurizio Rinaldi, presidente del cda
  4. Nicola Verrini, responsabile commerciale dell'aerea Tirreno
  5. Bruno Sartorelli, responsabile del nord Africa
  6. l'imprenditore casertano Massimiliano D'Errico.

Disposti invece gli arresti domiciliari per Silvano Arcamone, dirigente dell'uffico tecnico del comune di Ischia, mentre per il consulente esterno della CPL Concordia, Giorgio Montali, e il direttore amministrativo Massimo Continati, è previsto l'obbligo di dimora nel comune di residenza.

Al sindaco 330 mila euro

Negli atti d'inchiesta si legge che, grazie all'intervento del sindaco di Ischia e dell'architetto Silvano Arcamone, la CPL Concordia avrebbe assunto come consulente il fratello del sindaco e inoltre avrebbe firmato due convenioni fittizie di 165 mila euro l'una con l'albergo della famiglia Ferrandino, Le Querce di Ischia, in cambio dell'affidamento dei lavori per la metanizzazione dell'isola. Il sindaco e la sua famiglia, quindi, avrebbero ricevuto una tangente complessiva pari a 330 mila euro.

Fondi neri in Tunisia per pagare le tangenti

La CPL Concordia avrebbe costituito dei fondi neri attraverso l'emissione di fatture per operazioni inesistenti con una società tunisina, la Tunita Sarl, facente capo al già citato Francesco Simone, responsabile delle relazioni istituzionali del Gruppo CPL Concordia. In questo modo, la cooperativa emiliana avrebbe attinto il denaro per pagare le tangenti.