La Human Rights Watch, organizzazione non governativa per la difesa dei diritti umani, ha denunciato una notizia scioccante relativa all'ultima azione disumana perpetrata dai terroristi dell'Isis: la lotteria per scegliere la bambina da stuprare.

La bambina era stata rapita da casa sua, insieme ad altre bambine del villaggio, durante uno degli innumerevoli raid dei militanti Isis in Iraq, i quali hanno poi organizzato una vera e propria lotteria con estrazione a sorte per scegliere il nome della bambina che avrebbe rappresentato il trofeo di guerra da assegnare in premio agli eroici terroristi.

Secondo la Human Rights Watch si tratta di un vero e proprio sistema organizzato, tramite il quale le bambine vengono letteralmente regalate agli attentatori suicidi e, comunque, a tutti i miliziani Isis che si distinguono per le loro azioni sul campo, come ricompensa per il loro eroismo o il loro sacrificio.

La bambina della notizia è rimasta prigioniera per giorni, durante i quali è stata legata e stuprata dal almeno sette terroristi Isis totalmente insensibili alle sue suppliche e fino a quando è riuscita incredibilmente a fuggire dall'atroce tortura rifugiandosi dai soccorritori del Human Rights Watch.

Il sistema di premiazione prevede che le bambine diventino vere e proprie schiave al servizio dei loro padroni che sono autorizzati a farne ciò che vogliono. Le bambine schiave vengono costrette a convertirsi all'Islam, al matrimonio e, ciò che è più orripilante, alla schiavitù sessuale.

Oltre al caso specifico, l'organizzazione aveva recentemente denunciato un caso simile di cui era rimasta vittima un'altra bambina irachena in stato di prigionia addirittura per un anno e sottomessa alla barbara violenza di dieci stupratori Isis.

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Questi casi non sono purtroppo isolati, rappresentano invece una strategia pianificata al fine di tenere alto il morale dei combattenti dell'Isis.

La Human Rights Watch si sta battendo da diverso tempo affinché questi crimini vengano equiparati agli altri crimini di guerra e al genocidio nei confronti della minoranza yazida che vive in Iraq.