Orrore in Kenya. È il 2 Aprile 2015 quando un gruppo di estremisti del gruppo Al-Shebaab (terroristi somali associati ad Al-Qaeda) fanno irruzione nel campus dell' Università di Garissa. Gli assalitori, arrivati nel dormitorio, hanno chiesto ai ragazzi se fossero cristiani o musulmani, come spiega Collins Wetangula membro di un’associazione studentesca. I primi venivano uccisi. I testimoni ricordano uno scenario apocalittico: corpi straziati, teste mozzate, sangue ovunque. Venerdì il ministero degli Interni accerta 148 vittime (142 studenti cristiani, 3 poliziotti e 3 militari). Altre fonti parlano di più di 200 morti, di circa 70 feriti e di 300 scomparsi.

In tutto nel campus studiavano 880 ragazzi.

Cynthia Charotich è una ragazza di 19 anni che si è salvata nascondendosi sotto dei vestiti in un guardaroba. I soccorritori l'hanno trovata ancora lì a distanza di 2 giorni dalla strage. Negli occhi della ragazza c'è tanta paura e insicurezza: "Come faccio a sapere che tu sei della polizia del Kenya?" così si rivolge a uno dei soccorritori. Si è sfamata bevendo una lozione per il corpo. Cheruiot Tiebafy si è finto morto cospargendosi il corpo e il viso con il sangue dei suoi compagni morti che poi ha ingerito per sopravvivere. Stessa sorte è toccata a Helen Titu che poi non si è neanche mossa quando i terroristi l'hanno presa a calci per verificare che non fosse più viva. Helen racconta che a un certo punto i jihadisti hanno intimato ai sopravvissuti ad uscire dai loro nascondigli, in cambio avrebbero loro risparmiato la vita: "Ci siamo chiesti se uscire o meno". Coloro che si sono "costituiti" sono stati brutalmente uccisi.

Nuove minacce da parte di Al-Shebaab: "Nessuna precauzione o misura di sicurezza sarà in grado di garantire la vostra sicurezza, di sventare un altro attacco o di prevenire un altro bagno di sangue nelle vostre città".

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