Sebbene il gup di Bergamo abbia rimandato al 3 luglio il giudizio della Corte D'Assise, ancora non è chiaro quanto siano fondate le accuse rivolte a Bossetti nell'omicidio di Yara. Infatti, secondo il criminologo investigativo Ezio Denti, nelle 60mila pagine d'inchiesta che pesano su Massimo Bossetti non ci sarebbe nessuna "prova regina" che lo inchiodi ufficialmente come assassino della giovane di Brembate.

"È sufficiente pensare che la maggior parte delle attività di indagine svolte a seguito del fermo di Bossetti risulta essere stata dedicata a una serie di intercettazioni, verosimilmente tese ad ottenere in qualsiasi modo una qualche ammissione di colpa, ma la confessione non è mai arrivata", secondo il criminologo questo basterebbe ad escludere Bossetti dalla cerchia degl'indagati.

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I mesi di approfondite ricerche hanno rivelato piuttosto un accanimento mediatico verso un unico sospettato, un "raschiare il fondo del barile" che avrebbe contributo a sottostimare nel caso molte altre piste, tentando ossessivamente d'incolpare l'unico nome emerso nella ricostruzione.

"Appare in un certo senso preoccupante il fatto che - prosegue Ezio Denti - si evince dalla documentazione come la concentrazione dell'attività sulla sola figura di Bossetti si sia svolta di fatto a scapito dell'approfondimento di molti altri elementi potenzialmente dotati di interesse investigativo e frontalmente trascurati per troppo tempo". Tutto questo "non può che costituire uno sprone a portare avanti il mandato con rinnovata convinzione".