Mohammed Morsi, ex-presidente egiziano, è stato ritenuto colpevole di aver organizzato un'evasione di massa dalla struttura penitenziaria Wadi El-Natroun al Cairo, durante gli scontri seguiti alla rivoluzione contro la presidenza di Mubarak, avvenuta nel 2011. In totale riuscirono a fuggire numerosi detenuti, più di 20mila, da diverse carceri del paese. L'evasione ebbe esito positivo grazie all'aiuto di combattenti di Hamas e di Hezbollah. Il verdetto definitivo sarà ufficializzato il prossimo 2 giugno, in seguito al parere non vincolante della massima autorità religiosa del paese, il Muftì.

In totale, gli appartenenti alla fratellanza musulmana condannati a morte, sono 105.

L'ex-presidente era presente alla lettura della sentenza, rinchiuso nella gabbia di sicurezza insieme con altri appartenenti al movimento, mentre alcuni imputati sono stati condannati in contumacia; tra loro, anche Yusuf al-Qaradawi, uno dei più importanti leader religiosi, attualmente residente nel Qatar.

Mohammed Morsi, che considera illegittima la magistratura, continua a definirsi il vero presidente dell'Egitto, dalla cui carica fu deposto dal golpe militare del luglio 2013, dall'allora capo dell'esercito Abdelfatah al-Sissi, attuale presidente.

In occasione della promulgazione della sentenza definitiva del 2 giugno, peraltro appellabile dal collegio difensivo, il tribunale si pronuncerà su un altro caso nel quale l'ex-presidente si trova imputato, riguardante l'accusa di collaborazione con il movimento palestinese Hamas, e per il quale tutti i massimi dirigenti della Fratellanza Musulmana sono già stati condannati alla pena di morte.

La dura repressione della fratellanza, messa in atto a seguito della deposizione del presidente, avvenuta nel 2013, è stata definita come la più sanguinosa della storia dell'Egitto da molte organizzazioni umanitarie.

Solo nello sgombero dei manifestanti dalla piazza Rabaa el Adaweya, al Cairo, dove si trovavano in sit-in per protestare contro la deposizione stessa, morì più di mille persone, come dichiarato dall'associazione umanitaria Human Rights Watch; Moltre altre persone sono state incarcerate, dopo essere state condannate a pene detentive molto lunghe. La sede egiziana di Al Jazeera, da sempre simpatizzante dei Fratelli Musulmani, fu chiusa dalle forze di sicurezza, e tre reporter, tra i quali anche il cittadino australiano Peter Greste, sono tuttora sotto processo con la pesante accusa di terrorismo.

Anche i numerosi attacchi, che dal 2013 periodicamente insanguinano il Sinai, sono stati attribuiti al movimento islamista dal governo del Cairo.

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