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Non è facile raccontare certe cose, non è per nulla facile ricordare quegli attimi tremendi di una violenza che non ti aspetti, alla quale non sei mai preparata, nemmeno per chi fa un lavoro come la tassista dove il rischio, purtroppo, esiste. La tassista romana, rimasta vittima di violenza sessuale, lo scorso 8 maggio, ha però trovato il coraggio di raccontare davanti alla polizia quegli attimi tremendi trascorsi con Simone Borgese, il trentenne romano accusato di stupro.

L'agghiacciante descrizione della violenza subìta

Il racconto è agghiacciante, con un 'dai dai fai così e poi ti lascio andare' ripetuto all'infinito, quasi come se la stesse pregando. Di lui ricorda il tono della voce, un tono crudele e la forza di un pugno sferratole con la mano sinistra. Le ha preso i capelli per farla stare ferma, poi con l'altra mano ha cominciato a toccarla sotto la maglietta: la donna non poteva gridare anche perchè si trovava in un posto dove nessuno avrebbe potuto udire le sue urla. Dopo averle tastato il seno ovunque, è sceso ai suoi jeans: iniziò ad implorarlo di non farle del male e di mostrare un po' di umanità nei suoi confronti. A quella richiesta, Simone Borgese si fermò, ma la donna non riusciva ugualmente a divincolarsi dalla sua presa. Lui portò il bacino all'altezza del suo e le chiese di praticargli un rapporto orale.

'Sembrava un uomo come gli altri, gentile, pulito'

La povera tassista romana ha raccontato anche i momenti precedenti, quelli dell'approccio sessuale di Simone Borgese: sembrava un cliente come gli altri, nessun sospetto nei suoi confronti, gentile, pulito, insomma un uomo normalissimo. Poi quando il taxi si è fermato, la situazione è completamente cambiata: l'uomo le ha messo una mano sull'inguine e la tassista ha reagito urlandogli di fermarsi. Di quei momenti ricorda i suoi pantaloni neri, di cotone pesante e la cerniera sbottonata. Poi quell'orribile richiesta, quel 'fammi questa cosa qui e poi ti lascio andare', quell'inaspettata costrizione a subire una violenza ignobile e vigliacca.