Questa è la pena inflitta ad un blogger dell’Arabia Saudita, 1000 frustate suddivise in 50 asettimana per 20 settimane di seguito, oltre a 10 anni di carcere ed una multapari a circa 225.000 €. Le prime 50 frustate hanno colpito la schiena di Raif Badawiil 9 gennaio 2015 in pubblico, a Gedda dopo la preghiera del venerdi. Inseguito i medici del carcere hanno sospeso la pena ritenendo che il blogger nonfosse ‘momentaneamente’ in grado di sopportare le successive 50 frustate adistanza di una settimana. Questa sospensione mostra ancora di più la crudeltà dimostrata a Raif, poiché è stata suggerita dai medici per dargli il tempo di recuperarele forze per essere frustato di nuovo.

La colpa per lo stato Saudita: aver insultato le figurereligiose attraverso il suo blog. La reale 'colpa' di Raif : aver esercitato il diritto alla libertà di espressione, gestendo unblog nel quale si potevano scambiare opinioni ed idee ed elaborare proposte legateai temi religiosi o politici del suo Paese. Lo stesso paese che tra i primi si è schierato control’attentato a Charlie Hebdo,sfilando in piazza con gli altri capi di Stato mondiali per difendere lalibertà di espressione.

La sentenza di Raif era stata sospesa sino a qualche giornofa, quando la Corte Suprema Saudita ha confermato definitivamente la condannaagli anni di carcere e alle restanti 950 frustate. In questi mesi tutte le Organizzazioniper i Diritti Umani si sono mobilitate con manifestazioni e raccolta difirme in favore di Raif, chiedendo la sua scarcerazione immediata ed il ritirodella sentenza, sentenza che fa tornare il pensiero al Medioevo quando le penecorporali erano considerate il mezzo legale per ristabilire l’ordine e lagiustizia.

Per ora sembra che non siano valsi a nulla gli appelli da parte dei maggiori capi diStato invocando la clemenza della Corte e la grazia da parte del Re Salman, chesi è insediato sul trono il 23 gennaio, pochi giorni dopo la fustigazione diRaif. Domani, venerdì, potrebbe riprendere la sessione difrustate, trasformando questo giorno in uno dei più bui per i Diritti Umani.

“La decisione di confermare le sentenze è agghiacciante.Avere un blog non è un reato. Raif Badawi è stato condannato solo per averosato esercitare il suo diritto alla libertà d'espressione” - ha dichiaratoPhilip Luther, direttore del programma Medio Oriente e Africa del Nord diAmnesty International.

Raif è un prigioniero di coscienza per Amnesty International checontinua la sua mobilitazione internazionale con i flash mob fuori leAmbasciate dell’Arabia Saudita, dove i partecipanti (attivisti, cittadini,liberi pensatori proprio come il blogger) mostreranno le loro schiene nude oindosseranno delle magliette bianche con dei segni rossi a simulare le frustatesubite da Raif.

L’Arabia Saudita sta mostrando al mondo come si possaconciliare la difesa della libertà di espressione di Charlie Hebdo in Francia conle 1.000 frustate inflitte a un suo cittadino che ha esercitato questo stesso diritto. Adesso ci si aspetta che il mondo non stia a guardare ma chesfili di nuovo compatto per spingere l’Arabia Saudita a vedere quanto invece tutto questo sia inconciliabile,e soprattutto ribadisca che la libertà di espressione non può e non deve maicostare il carcere, le frustate o la vita di qualcuno.