Questa mattina, 11 luglio, alle 6,30 è esploso un ordigno di fianco al consolato italiano al Cairo, causando un morto e nove feriti. La vittima è un agente di polizia, mentre tra i feriti ci sono anche tre bambini. Nessun cittadino italiano è rimasto coinvolto, e l'attacco per ora non è stato rivendicato. Ibrahim Matlab, il premier egiziano, ha visitato in mattinata il luogo dell'esplosione. Dalle prime ricostruzioni sembrerebbe che la bomba sia stata nascosta sotto un'auto e attivata a distanza.

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L'esplosione è stata molto forte, come testimoniano anche i danni arrecati all'edificio.

Nessuna rivendicazione

Ancora non c'è stata nessuna rivendicazione per l'attentato, ma ci troviamo nel mese del Ramadan nel quale l'Isis ha chiesto a tutti i suoi seguaci di colpire obiettivi occidentali.

L'ultimo attentato rivendicato è la strage sulla spiaggia di Sousse in Tunisia. È presente nel paese una cellula di terroristi originari del Sinai, Ansar Bait al Maquis, che pochi mesi fa hanno giurato fedeltà al califfo Abu Bakr al Baghdadi. La tensione comunque continua a salire, perché prima di questo attentato il paese era già stato colpito a fine giugno dove perse la vita il procuratore Bakarat e tre agenti di polizia.

Un attacco diretto all'Italia

Il ministro degli Esteri Gentiloni in una conferenza con la stampa ha parlato "di un attacco diretto all'Italia". Affermando poi che il nostro paese non si farà intimidire rispondendo con ancor più determinazione al fanatismo terrorista, ma senza fare allarmismi inutili.

Matteo Renzi ha parlato dell'impegno italiano alla lotta contro il terrorismo e come questo sia una sfida enorme.

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"Non lasceremo solo l'Egitto", perché i paesi devono essere uniti in questa battaglia.

Sull'attentato è intervenuto anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha parlato di un "vile attentato" e ha aggiunto come questi terribili fatti accaduti in un Paese amico evidenzino ancor di più l'indivisibilità dell'impegno per sconfiggere queste forze terroristiche. Le democrazie devono riuscire ad essere più forti di ogni disegno sanguinario.