"Da qui non ce ne andiamo" ripetono da giorni i residenti di Casale San Nicola, sulla Cassia, nella zona nord di Roma. Il problema era l'arrivo di 19 richiedenti asilo, destinati all'ex scuola Socrate. Gli abitanti della zona, supportati da un gruppo di attivisti di Casapound, hanno sbarrato la strada al pullman che trasportava i migranti. Il mezzo è riuscito a passare soltanto dopo le cariche della polizia, dove sono rimasti feriti 14 agenti. Al passaggio del pullman alcuni manifestanti avrebbero fatto il saluto romano in risposta, dicono loro, ai presunti gestacci dei migranti.

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'Quale accoglienza? Questa zona è un disastro' 

Due giorni dopo gli scontri, alcuni abitanti di Casale San Nicola dicono di sentirsi strumentalizzati dai militanti di destra che li hanno sostenuti in questi giorni.

È dello stesso avviso anche il prefetto Franco Gabrielli, ora accusato dai militanti di CasaPound di aver protetto gli immigrati a scapito degli italiani. Non tutti sono contrari all'accoglienza dei migrati ma, come dicono gli inglese, preferirebbero aiutarli "not in my back yard". Ovvero, non nel mio cortile.

E, tra gli abitanti, qualcuno tenta di spiegare perché Casale San Nicola non sia il posto migliore per accogliere i migranti, in cerca di un nuovo inizio, di una nuova vita. "Non ci sono nemmeno le fogne e il casale dove avrebbero dovuto stare gli immigrati dista 3 chilometri dalla stazione più vicina, che si può raggiungere soltanto tramite la Braccianese (una grande strada trafficata dove non c'è nemmeno il marciapiede, ndr)". È per questo che abbiamo tutti la macchina, aggiungono i residenti.

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La vita dei migranti, qui, non sarebbe certo migliorata, tentano di spiegare. "Qui mancano i servizi, anche per noi", continuano. "Se ci pensate bene, non è nemmeno giusto che gli immigrati vengano accolti in un quartiere pieno di problemi come questo", concludono.

Tor Sapienza otto mesi dopo

Per le strade di Tor Sapienza, quartiere di Roma Est, gli animi sono decisamente più calmi rispetto ai giorni dello scorso novembre, quando gli abitanti scesero in strada per protestare contro il centro di accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo di via Giorgio Morandi. "Col senno di poi - dice un abitante della zona a BlastingNews - mi rendo conto che le rivolte di quei giorni furono esagerate ma cosa dovevamo fare? Sono anni che ci sentiamo abbandonati. Si erano ricordati di noi soltanto per portare nel quartiere gli immigrati. Per questo capisco gli abitanti di Casale San Nicola. Inoltre, quelle persone, dopo le cariche di due giorni fa, ora si sentono strumentalizzate. Le capisco, le capisco davvero". 

Tommaso, 22 anni, è cresciuto nel quartiere ma non condivide le proteste di otto mesi fa.

Anzi, quando è venuto a sapere che il campo di Ponte Mammolo era stato distrutto dalle ruspe, non ha perso un attimo e si è dato da fare per aiutare i circa 400 migranti che vivevano in quella che era stata ribattezzata 'Comunità della pace'. "Capisco le preoccupazioni - aggiunge Tommaso - ma quelle che ho visto in tv, a Treviso, non sono persone, sono bestie".