I Servizi Sociali e troppi Tribunali dei Minori stanno creando un taciturno traffico di bambini tramite decreti che impongono allontanamenti coatti dalle famiglie di origine? C'è un ombra inquietante che oscura la serenità delle famiglie italiane: da qualche anno migliaia di bambini vengono estirpati dalle proprie famiglie ad opera in primis dei Servizi Sociali e poi da magistrati, che in base alle relazioni del Comune, decidono per allontanamenti coatti in quelli che un tempo venivano chiamati "orfanotrofi". La legge scritta nel frattempo però è cambiata: teoricamente non esisterebbero più questi istituti ma di fatto, al contrario, si stanno moltiplicando a dismisura,  avendone trasformato solo la denominazione in Case famiglia. In Italia oggi i ragazzi, i bambini e persino i neonati vengono allontanati senza motivo dalle famiglie e alimentano un vero business.

Le percentuali dell'anomalia giudiziaria italiana sui minori

Nel 2014 c'è stato un incremento di decreti infausti del 37% in più rispetto all'anno precedente. Ben più di 30.000 minori sono stati estirpati dai loro affetti. Il provvedimento di allentamento dovrebbe avere carattere eccezionale, nei casi di estremo pericolo per esempio, ma queste eventualità rappresentano una percentuale bassissima. I dati parlano chiaro, le motivazioni più frequenti almeno per quanto riguarda la Lombardia che portano all'allontanamento sono:

  • 13% Conflittualità dei genitori
  • 26% Difficoltà educativa della famiglia
  • 21% Gravi problemi di uno dei genitori

 Le percentuali delle cause molto più gravi sono bassissime:

  • 3,52% Violenza e abuso
  • 0,23% Sfruttamento lavoro minorile
  • 1,33% Gravi problemi del minore (tipo tossicodipendenza).

Queste tragiche separazioni dovrebbero essere poste in essere solo a causa delle ultime tre circostanze elencate e invece i dati ci confermano che non è così e che detti provvedimenti vanno avanti per anni.

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Interessi economici da "Finanziaria"

Gli interessi economici sono evidenti perché le strutture che accolgono i minori ricevono dei contributi pubblici che vanno da 70 a 400 euro al giorno per bambino. La stima del flusso monetario si aggira fino ai 2 miliardi di euro l'anno. Molte di queste strutture sono addirittura gestite direttamente da giudici onorari che lavorano al T.d.M .

Tra le province più interessate da questo fenomeno c'e' quella di Trento dove la questione è arrivata in Consiglio Comunale. Gabriella Maffioletti, consigliere comunale del capoluogo ha affermato: "Il conflitto di interessi è palese. Per esempio la cooperativa "Progetto92"  è salita agli onori delle cronache per il conflitto di interessi tra Katia Marai, vice direttore della struttura e contemporaneamente giudice onorario del T.d.M

Svolgere contemporaneamente la funzione di giudice onorario minorile e gestire comunità è vietato. La conferma ci viene da una delle ultime circolari del CSM che si esprime in questi precisi e perentori termini: " Il giudice onorario minorile deve impegnarsi, per tutta la durata dell'incarico, a non assumere cariche rappresentative di strutture comunitarie ove siano inseriti minori".

Perché questa circolare? Il motivo risiede nel fatto che per prendere decisioni, solo ed unicamente nell'interesse di un minore, il giudice deve essere imparziale, e questo è sinceramente difficile da pensare se chi deve emettere un decreto è contemporaneamente vice-direttore di una delle strutture che accoglie coloro che vengono allontanati proprio dal tribunale.

La denuncia della Commissione di inchiesta "Finalmente Liberi"

La Commissione di inchiesta "Finalmente Liberi", rappresentata dall' Avv. Cristina Franceschini, ha individuato il conflitto di interessi in più di 100 giudici presentando la sua denuncia alla Camera dei Deputati, ma a una sua  semplice domanda: "Ma io posso come soggetto privato denunciare più di 100 giudici?" il Presidente del coordinamento nazionale per le comunità dei minori per tutta risposta se n'è andato.