Per la prima volta si è superata la fatidica soglia dei 100.000 arrivi sulle coste europee in un solo mese. Tra gennaio e luglio il numero degli arrivi in UE si attesta così a 340.000, il triplo dello scorso anno. Quelli che arrivano in Italia giungono quasi sempre via Libia e la maggior parte sono eritrei e nigeriani e, come si nota con i continui arrivi nell'isola di Kos in Grecia, anche il Mar Egeo via Turchia sta diventando un'altra rotta fondamentale dei migranti. Proprio ieri sei migranti sono affogati di fronte alla costa turca mentre cercavano di raggiungere le isole del Dodecaneso. Il portavoce dell'ONU William Splinder ha chiesto alle autorità greche di nominare qualcuno che sia incaricato di coordinare le operazioni di salvataggio di queste persone nelle isole; il portavoce ha affermato: "E' molto difficile per noi iniziare a lavorare sul terreno se non abbiamo un punto di riferimento con cui parlare".

Anche le Nazioni Unite stanno chiedendo al governo greco di prendere seri provvedimenti per gestire questa emergenza. Questo è il terzo mese con sbarchi record. 

E' dunque una situazione di assoluta emergenza per tutta l'Europa che richiede a tutti i 28 Stati membri di rafforzare l'aiuto agli Stati sottoposti maggiormente alla pressione migratoria. La Libia, complice l'anarchia nel Paese del dopo Gheddafi, è una delle rotte principali dalla quale provengono i migranti, ma negli ultimi mesi molte persone provengono dalla Turchia, complice anche la situazione esplosiva in Siria. Secondo i dati forniti dall'agenzia Frontex emerge che nei primi sei mesi del 2015 sono 79.286 (+512% rispetto allo stesso periodo del 2014), le persone che sono entrate in Europa, via terra o via mare, attraverso la Turchia, contro i 67.261 partiti dalle coste libiche (più 5% dei primi sei mesi del 2014).

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Una situazione catastrofica, non c'è che dire. Una situazione che può essere risolta solo ed esclusivamente tramite il concerto di più Paesi, sotto la guida, magari, di un organismo internazionale.