In cerca di soluzioni immediate per impedire ulteriori attacchi terroristici, la Francia di Hollande, dopo un'anticipazione di "Le Monde", annuncia di avere dato inizio alla battaglia, facendo partire i primi raid aerei per combattere lo Stato Islamico con l'appoggio e il coordinamento della coalizione internazionale. La coalizione è composta dall'insieme delle forze governative, guidate in primis dagli Stati Uniti, a cui si stanno aggiungendo altri Stati interessati ad una risoluzione concordata anche con gli aiuti umanitari.

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In questa comunità di forza si sono associate nell'ultima settimana Regno Unito, Danimarca e Belgio che coordinano gli attacchi delle proprie forze militari in Iraq dove tutt'ora stanno intervenendo.

Diversamente, gli Stati Uniti, alleati con altri paesi arabi, si prestano a combattere nel territorio siriano. Hollande precisa che l'intervento effettuato dal raid dei 6 aerei francesi ha raggiunto gli obiettivi senza causare vittime civili.

I numeri della coalizione intervenuta in difesa

Resta discordante la comunicazione fatta mercoledì 16 settembre dal Presidente Barack Obama alle Nazioni Unite in cui faceva presente che circa 40 Stati membri erano coinvolti nell'azione di guerra, mentre il giorno prima era stata data comunicazione dal segretario di Stato americano John Kerry che l'alleanza si componeva di 50 paesi. Quest'affermazione, però, non è bastata, perché in breve è stata smentita da un documento diffuso dal dipartimento di Stato, dal quale si evince che il numero coinvolto era arrivato a 62.

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Quindi, dall'esito di queste discordanze resta il dubbio sulla quantità reale degli Stati che si sono offerti a protezione delle popolazioni colpite dalla guerra e da questa onda disumana della frangia terroristica rappresentata e comandata da Daesh, nuova denominazione data al gruppo terroristico, un ramo di Al Qaeda in Iraq che si arroga della definizione di essere uno Stato Islamico.

Comunicato al New York Times

Le informazioni pervenute da parte dell'intelligence americana sull'arruolamento dei Foreign Fighters in Siria e in Iraq, avvertono che il numero dei combattenti arruolati è raddoppiato di 1000 unità al mese, dando notizia che un quarto di questi sia di appartenenza americana. Dopo la raccolta d'informazioni avute nelle due settimane precedenti grazie ai voli di ricognizione compiuti nel territorio, i raid aerei sono stati mirati alle zone risultanti essere i centri di addestramento delle reclute dell'Is, ingaggiate per colpire in Francia. Per questo motivo, come dichiarato dal presidente francese Hollande, si è fatto appello al diritto alla difesa nazionale, senza precludere l'apertura verso il processo diplomatico orientato a risolvere il conflitto in Siria.

Secondo il premier russo Putin (che ha pesantemente criticato l'impegno degli Stati Uniti accanto ai ribelli anti-regime in Siria), è necessario dare appoggio Bashar al Assad, perché in Siria sta combattendo contro le frange terroristiche. A questo punto è stato richiesto l'appoggio dell'ONU, mentre il presidente Hollande chiede un'incontro, che avrà luogo il 28 settembre, con Putin e Obama per dare inizio ad una risoluzione definitiva della crisi siriana.