All'indomani della scomparsa di Yara Gambirasio (13 anni) avvenuta a Brembate di Sopra il 26 Novembre del 2010, la madre Maura Panarese (48) disse ai carabinieri che sua figlia non avrebbe mai dato confidenza ad uno sconosciuto. Parole molto importanti queste, in quanto confermano che l'assassino della sua bambina sarebbe stato un conoscente di quest'ultima. Maura ed il marito Fulvio (48 anni anche lui), sono stati chiamati dall'accusa a testimoniare durante il processo.

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L'unico imputato al momento è Massimo Giuseppe Bossetti (44), l'ex muratore di Mapello (Bergamo) che avrebbe adescato la giovane Yara, uccidendola poi nel campo di Chignolo d'Isola.

Salvagni e la calibro contro i 'pennivendoli'

Uno dei legali dell'uomo è l'avvocato Claudio Salvagni, che negli ultimi tempi è arrivato ad inveire nei confronti della nota rivista Giallo, dando sui social network esternazioni abbastanza discutibili, riguardo l'uso di una calibro 38 contro i cosiddetti "pennivendoli". Quest'ultimo è stato querelato da Andrea Biavardi e dalla dottoressa Roberta Bruzzone, rispettivamente direttore e collaboratrice del settimanale.

Prove fin troppo schiaccianti

Nel caso in cui Massimo Bossetti sarà riconosciuto essere il reale assassino della Gambirasio, ciò significherebbe che la ragazzina si fidava del suo killer. Le prove contro di lui sono abbastanza numerose, quella regina è il DNA ritrovato sul corpo di Yara, oggetto però di forti e frequenti discussioni tra i difensori e gli accusatori del 44enne.

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Anche l'accusa crede che Yara e Massimo Bossetti si conoscessero da parecchio: l'adolescente, il giorno della sua morte, avrebbe accettato un passaggio dall'uomo, andando incontro al suo fatale destino. Sui leggings della 13enne sono stati infatti trovati alcuni fili, compatibili con quelli dei sedili del furgone appartenente al Bossetti.

Una vita spezzata ingiustamente

La povera Yara, stando alle dichiarazioni di sua madre, era una ragazza tranquilla e pacifica, non litigava mai con nessuno. Sempre da Maura, si viene inoltre a sapere che: "Yara uscì di casa alle 17:20 e sarebbe dovuta ritornare un'ora e mezzo dopo". La giovane fu adescata di fronte alla palestra da lei frequentata, all'epoca la madre raccontò: "Non vedendola tornare, chiamai la sua allenatrice, mi disse che era uscita alle 18:30".

Bossetti innocente? L'evidenza direbbe il contrario

Marita Comi, moglie di Massimo Giuseppe Bossetti, crede fortemente all'innocenza del marito. In questi ultimi mesi, la donna si è esposta anche mediaticamente, per ribadire la buona fede del consorte, nonostante la situazione molto delicata e controversa in cui si trova quest'ultimo. Non possiamo dare giudizi definitivi riguardo sua innocenza/colpevolezza, questo è compito dei magistrati, tuttavia, l'evidenza dei fatti pare stia smentendo fortemente le convinzioni di Marita.