L’arresto dei familiari della 28enne italiana che si è unita all’Isis con il marito Aldo Kobuzi, albanese, era avvenuto all’alba del 1° luglio nell’ambito di un’operazione antiterrorismo. Rimane in carcere la sorella Marianna.

Le indagini e le accuse

I coniugi Sergio, 60enni con lei casalinga e lui in cassa integrazione, si sono convertiti all’Islam anni fa, “trascinati” da Maria Giulia (nelle foto, le "trasformazioni" della ragazza), che ha portato alla stessa decisione anche la sorella maggiore.

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Tutta la famiglia. Poi è avvenuta la radicalizzazione e nel settembre 2014 la partenza per arruolarsi nell’Isis della ragazza di origini napoletane che risiedeva ad Inzago, in provincia di Milano.

La Digos ha scoperto che Maria Giulia (Fatima dopo la conversione), in contatto via Skype con la famiglia, cercava in tutti i modi di convincere i genitori a raggiungerla, decantando la bella vita che a suo avviso si conduce nello Stato Islamico. Addirittura, in una conversazione, la giovane ricordava al padre titubante che era lui l’uomo di casa, quindi avrebbe dovuto prendere la moglie per i capelli e costringerla a partire per la Siria – a Maria Giulia non è servita la lezione del matrimonio fallito con un altro musulmano integralista che la picchiava –. Poi raccomandava e consigliava ai genitori cosa portare o meno per il viaggio in Siria – una valigia con le ruote sì, il gatto no, eccetera...

L’accusa per Assunta e Sergio, prima portati nel carcere milanese di San Vittore e poi rispettivamente in quello di Voghera e di Vigevano, è di organizzazione di viaggio con finalità di terrorismo, come stabilito dal decreto del ministero degli Interni Angelino Alfano emanato in febbraio contro i molti foreign fighters – i combattenti italiani dello Stato islamico sarebbero attualmente 81, secondo il Viminale –.

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Più grave l’accusa per la figlia Marianna: attività terroristica, ragion per cui rimane in carcere.

Anche in Inghilterra giovani foreign fighters cercano di convincere i genitori a seguirli

Il caso di Maria Giulia Fatima Sergio, che cerca (e riesce) convincere i genitori a raggiungerla in Siria, non è il solo. Ci hanno provato anche le due giovanissime gemelle di Manchester Zahara e Salma Halane, 17 anni, di origini somale, e chissà quanti altri “combattenti stranieri” dell’Isis. Il ruolo delle famiglie può essere così rilevante per ingrossare le fila dei terroristi o al contrario per impedire ai figli di partire, che recentemente il primo ministro britannico David Cameron ha proposto che i genitori possano chiedere di sospendere il passaporto ai figli, se sospettano che questi intendano raggiungere lo Stato Islamico.