Una maxi inchiesta, denominata Azimut, ha portato all'arresto di 19 persone. Si tratta di esponenti della criminalità organizzata radicata in diversi territori della Provincia di Caserta. Una vera e propria alleanza tra i tre clan più potenti del casertano, ubicati a Casal di Principe, Mondragone e Sessa Aurunca. Lo scopo dell'attività criminale era quella di sostituire i reggenti storici, ormai in carcere. In manette sono finiti: Baldascini Antonio; Borrata Salvatore; Bortone Andrea; Borrata Vincenzo; Della Corte Vincenzo; Della Valle Tommaso; Cristiano Aldo; Di Leone Americo; Gallo Vincenzo; Iovine Giuseppe; Di Meo Carlo; Iaiunese Carmine; Panaro Nicola; Reccia Renato; Patalano Antonio; Sorrentino Gennaro; Schiavone Carmine; Schiavone Francesco e Vellucci Giuseppe. 

La maxi operazione

Le indagini dei carabinieri del Ros sono state coordinate dalla Dda di Napoli, sotto la guida del Pm Catello Maresca e del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli.

Dall'inchiesta si è potuto chiarire che le tre famiglie malavitose avevano deciso di collaborare per garantire estorsioni utili al mantenimento dei boss in carcere. I proventi delle estorsioni e delle tangenti venivano suddivisi equamente. La "triplice alleanza" tra i clan, come si evince dalle indagini, è risultata fondamentale per evitare vuoti di potere dopo l'arresto di grandi capi come Michele Zagaria, Iovine e Bidognetti. 

Nuove dinamiche camorristiche

Dalla maxi operazione di queste ultime ore sono emersi particolari fondamentali in merito alla capacità della criminalità organizzata di evolversi e cambiare pelle. La gestione di tangenti ed estorsioni, condivisa tra diversi clan, risulta essere un'attività nuova o, quantomeno, capace di adeguarsi ai tempi moderni. Dalla stessa operazione, poi, appare chiaro che la legge non può permettersi di abbassare la guardia.

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Anche se quasi tutti i boss della camorra sono stati catturati, ci si trova al cospetto di altre organizzazioni criminali, alternative o propedeutiche alle vecchie famiglie reggenti del clan.