Michele Buoninconti (46 anni) unico indagato per l'uccisione della consorte Elena Ceste (37 anni al momento della morte) è stato condannato a 30 anni di reclusione. Gli avvocati dell'uomo hanno comunque fatto sapere che ricorreranno presto in appello. La nota rivista settimanale Giallo nell'ultimo suo numero ha pubblicato alcune intercettazioni che, ad ogni modo, tolgono qualsiasi dubbio riguardo la colpevolezza dell'uomo. In uno dei due articoli di Giallo riguardanti il caso Ceste, veniamo a scoprire molte particolari, contraddizioni e controversie significative del pompiere 46enne padre di 4 bambini. Fu lo stesso Buoninconti ad affermare che la moglie non era pazza, che era amante della vita e che pertanto non si sarebbe mai sognata di fuggire e di suicidarsi.

Parole che smentiscono completamente le tesi dei suoi legali, i quali hanno affermato in aula che Elena si allontanò in stato confusionale, per poi lasciarsi morire di freddo in fondo al canale.

Il dolore dei genitori di Elena

Lucia e Franco Ceste, i genitori di Elena, dopo aver ascoltato la sentenza, sono usciti dal tribunale; giustizia è stata fatta per la loro adorata figlia. "Quanto meno ora abbiamo un punto da cui ricominciare-hanno dichiarato i due anziani coniugi-i ragazzi stanno bene e siamo tranquilli". Si riferiscono ovviamente ai loro 4 nipotini, nei confronti dei quali i giudici hanno escluso qualsiasi rapporto con il padre, tanto da non poterlo neanche andare a trovare in carcere. Buoninconti ha infatti perso la patria potestà. Franco ha poi aggiunto: "Niente e nessuno potrà mai cancellare il dolore che noi abbiamo provato".

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Le intercettazioni pubblicate da Giallo

Come abbiamo già detto, Michele ha smentito i suoi avvocati, alcune conversazioni tra l'uomo, la sorella, ed in seguito con la mamma, di Elena lo dimostrano. Nel corso delle indagini, l'uomo aveva anche sostenuto che sua moglie potesse essersi suicidata, parlando al telefono con la suocera però lo aveva escluso. Leggete cosa disse una volta durante una di queste conversazioni: "Comunque di una cosa sono certo Lucia, non si è ammazzata! Lei era attaccata alla vita". Ecco un altro stralcio delle intercettazioni, a parlare è sempre Michele: "Senza i suoi occhiali non distingueva le persone". Avete sentito? Frase detta proprio dal 46enne, il quale sostenne che la moglie si era allontanata senza le sue lenti. 

Una tragica storia iniziata più di un anno fa

Era la mattina del 24 Gennaio 2014. Sembrava una fredda giornata come tante a Costigliole D'Asti. Michele uscì di casa in auto per accompagnare i figli a scuola. Al suo ritorno, Elena non c'era più.

La sua versione (smentita come già abbondantemente dimostrato) fu inverosimile: Elena sarebbe andata via in stato confusionale e senza vestiti. Dopo di ciò, la Procura di Asti aprì un'indagine per omicidio, gli inquirenti non credettero fin dall'inizio a Michele, negando qualsiasi fuga volontaria da parte della mamma 37enne. Da quel momento fu un continuo susseguirsi da parte del Buoninconti, di menzogne e storie inverosimili, a ciò si aggiunse una telefonata sotto falso nome ad un'inviata del noto programma Mediaset Pomeriggio 5. Il 18 Ottobre 2014, il cadavere della Ceste fu ritrovato nel fango del rio Mersa a circa un chilometro da casa. Michele venne indagato per omicidio ed occultamento di cadavere. Intanto, le sue dichiarazioni si fecero sempre più contraddittorie. Quest'anno l'epilogo: l'arresto e la condanna a 30 anni per l'uomo.