La provocazione lanciata dal fotografo tedesco Olli Waldhauer con un post sulla sua pagina Facebook, trascina ancora una volta nel polverone il social network. La riluttanza mostrata dal social rispetto a far circolare immagini di nudo piuttosto che slogan razzisti è cosa risaputa, ma l’argomento torna alla ribalta dopo l’episodio in questione. Il fotografo tedesco infatti ha postato un’immagine in cui compaiono una donna in topless e un uomo vestito, seduto su una poltrona, con un  cartello tra le mani sul quale si legge la frase “Non comprate dai Kanaki”. Parole che ci riportano non solo all’antisemitismo nazista e al regime hitleriano, ma anche all’attuale razzismo tedesco, poiché il termine kanake assume ancora oggi un significato dispregiativo, essendo un’invettiva contro gli immigrati turchi e mediorientali.

Facebook censura la foto per la donna in topless

L’immagine pare aver riscosso molto successo tra coloro che hanno visitato la pagina di Waldhauer, tanto da essere condivisa numerose volte. Dai piani alti della piattaforma però, è arrivato lo stop che ha interrotto la circolazione della foto e bloccato il profilo privato e la pagina professionale del provocatore. La foto, caduta sotto gli strali della censura di Facebook, è scomparsa ma ha alzato la polemica rispetto alle politiche alquanto discutibili del social. Immediata la reazione del fotografo: “Ma io voglio che Facebook la censuri per colpa del cartello non della donna nuda“.

La Germania alza la voce

Una polemica che si è diffusa sul web, irrompendo su Twitter, e che ha  incuriosito anche i giornali de le Monde e L’Express.

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Una problematica, quella della scelta da parte dal social network di privilegiare l’odio razzista rispetto a allusioni sessuali, che si affaccia non solo sullo scenario internazionale ma anche e soprattutto su quello tedesco, interessato ormai da tempo dall’apertura delle frontiere ai migranti. L’iniziativa del ministro della Giustizia tedesco Heiko Maas che nell’agosto scorso aveva chiesto a Facebook maggiore rigidità nella sua azione censoria, ed in particolare rispetto a messaggi a sfondo razzista, aveva avuto riscontro, nel mese di settembre, con la decisione presa dalla piattaforma tedesca di operare dei controlli più severi e di adottare una possibile collaborazione con un organismo esterno per controllare i testi. La provocazione del fotografo quindi sembra aver fatto centro su una questione, in realtà, rimasta ancora irrisolta. 

Una logica da comprendere

Olli Waldheuer, occupato di solito nell’immortalare edifici e panorami per il mondo, ora sembra invece pronto a vestire i panni del paladino di una battaglia contro i siti di social networking.

Ultime indiscrezioni annunciano infatti che sembra stia mettendo in cantiere un nuovo progetto provocatorio, postando foto di berlinesi musulmani con l’hashtag #IAmNotATerrorist. Un altro episodio che si inserisce nel caos che aleggia intorno alle scelte adottate dalla squadra di Mark Zuckenberg, scelte che sembrano davvero non avere una logica. Dalle censura di pitture, opere d’arte, e scene di donne che allattano, al ‘buonismo’ dimostrato di fronte a bestemmie e slogan razzisti.