Il caso mediatico di Valentino T è scoppiato durante l'ultima puntata di 'Chi l'ha visto?'. La conduttrice Federica Sciarelli, infatti, ha aperto l'anteprima del programma con una notizia davvero inquietante. Un trentenne romano, Valentino T, è stato fermato dalla polizia perché accusato di aver avuto rapporti sessuali non protetti con almeno sei donne, pur essendo pienamente consapevole di essere sieropositivo. Una news che immediatamente ha scatenato il tam tam sul web e sui social network, in quanto il trentenne in questione è un bel ragazzo, e pare che i rapporti sessuali non protetti siano avvenuti con un numero piuttosto alto di donne.

Sempre durante la trasmissione 'Chi l'ha visto?' si sono appresi ulteriori dettagli: il trentenne è sieropositivo da quasi dieci anni, quindi il tempo del possibile contagio è estremamente ampio. Intanto l'avvocato difensore, nel corso di un'intervista, ha parlato di 'atto di leggerezza' del suo assistito nel non avvisare le sue partner di essere sieropositivo. La Sciarelli, invece, si schiera e usa il termine 'untore'.  

Aumenta il numero delle donne 'a rischio'

Il pm Francesco Scavo che si occupa del caso di Valentino T. ha già ascoltato dodici donne che avrebbero avuto rapporti non protetti con l'indagato. Un numero che è destinato a crescere, in quanto pare che il trentenne adescasse le sue vittime in chat con una certa frequenza. Inoltre, si è scoperto che il ragazzo già nel 2006 era a conoscenza del fatto che fosse sieropositivo, quindi non può avvalersi in fase difensiva dell'attenuante della non-conoscenza.

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Ma la cosa più spiazzante dell'intera vicenda è che Valentino T. chiedeva esplicitamente alle donne di avere rapporti non protetti, omettendo la sua malattia. Un caso che sta destando molto allarme, in quanto se il numero delle donne che hanno avuto rapporti non protetti dovesse crescere, più alte sarebbero le possibilità che altri uomini possano essere stati contagiati a loro volta. Quindi, per prima cosa, urge stabilire in modo preciso, come ribadito dal pm Scavo, il numero delle donne 'potenzialmente a rischio' e far loro effettuare tutti gli esami necessari per stabilire con certezza su quali soggetti è avvenuto il contagio, per evitare un'ulteriore diffusione del virus dell'Hiv.