Un vero inferno: la rabbia di migliaia di sciiti che la questa notte hanno preso d'assalto l'ambasciata saudita a Teheran. La folla inferocita ha esploso bombe e lanciato di tutto contro l'edificio diplomatico dell'Arabia Saudita nella capitale iraniana, alcuni manifestanti sono penetrati all'interno della struttura ed hanno messo a ferro e fuoco tutto ciò che hanno trovato. Le immagini sono state documentate sui social network da giornalisti iraniani. L'esecuzione da parte del governo saudita di 47 presunti terroristi sciiti, tra cui anche un importante leader religioso, rischia di avere ripercussioni pesantissime per la pace in Medio Oriente, qualora ci fosse bisogno di ulteriori tensioni in una zona già tanto martoriata.

Violenti proteste hanno caratterizzato anche la notte di Mashhad, città a Nord dell'Iran, dove la comunità sciita ha provocato un incendio davanti l'ambasciata di Riad,incenerendo anche una bandiera saudita.

Uccisi 47 presunti terroristi

A causare questa ennesima polveriera nell'eterno conflitto etnico tra sunniti e sciiti è stata, come già detto, l'esecuzione di 47 persone decisa dal governo di Riad. Sono state messe a mortecon l'accusa di aver progettato o compiuto attacchi terroristici contro civili in Arabia Saudita. Tra questi anche Nimr al-Nimr, leader di parecchie proteste sciite ad iniziare da quelle scoppiate quattro anni fa nella parte orientale del regno saudita, condannato a morte per sedizione.

La risposta di Teheran è stata durissima.Hossein Jaber Ansari, portavoce del ministero degli esteri iraniano, ha detto a chiare lettere che "l'Arabia Saudita pagherà a caro prezzo quanto commesso", ad iniziare dall'esecuzione del leader sciita Nimr al-Nimr, "che non aveva altro mezzo oltre a quello della parola per raggiungere i suoi obiettivi politici e religiosi".

Le accuse più morbide che arrivano dal governo iraniano sono di "imprudenza ed irresponsabilità" ma viene anche sottolineato come "il governo saudita appoggi in realtà i terroristi ed i sunniti radicali". Tra le persone condannate a morte, inoltre, figura Fares al Shuwail, considerato il numero uno di Al Qaeda nel reame saudita.

I 47 giustiziati, tra cui 45 sauditi, un egiziano ed un ciadiano, avrebbero pagato per una serie di attentati commessi tra il 2003 ed il 2006in cui erano rimasti vittima anche parecchi cittadini stranieri.

Gli Stati Uniti invitano alla prudenza

Ferma condanna alle esecuzioni capitali sancite dal governo di Riad arrivano dal Bahrein, dove numerose persone sono scese in piazza in forma di protesta. Per disperdere i manifestanti la polizia ha dovuto sparare i lacrimogeni. Il movimento libanese sciita Hezbollah si scaglia invece contro gli Stati Uniti che "coprono i crimini del regno saudita contro la stessa popolazione civile". La Casa Bianca non approva comunque i metodi del reame saudita. Il presidente Barack Obama ha chiesto "moderazione" e "rispetto dei diritti umani". Ben Rhodes, consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, ha invitato l'Arabia Saudita a "ridurre le tensioni nella Regione".