Iraq – La sistematica distruzione di patrimoni archeologici di culture e religioni estranee all’islam messa in atto dai miliziani dell’ISIS continua. Foto satellitari ottenute da The Associated Press confermano ciò che i leader delle chiese del medio oriente temevano da tempo: dopo il tempio di Palmira e Elian è toccato anche al monastero di Sant’Elia a Mosul.  

Il più antico monastero in Iraq un campo di macerie

Il monastero di Sant'Elia è stato un luogo di culto per oltre 1400 anni, per secoli generazioni di monaci hanno vissuto e pregato lì, in quello che poteva essere considerato il fulcro della comunità cristiana della zona, i pellegrini raggiungevano il monastero in pellegrinaggio alla fine di novembre per celebrare Bar Elia fondatore di quel monastero.

 Costruito nel 590 d.C., nel 1743 per la prima volta fu assediato e saccheggiato da un generale persiano e 150 monaci furono trucidati per essersi rifiutati di convertirsi all'Islam. Nel 2003 un muro era stato distrutto da un carrarmato in battaglia.

Un’escalation di distruzione

St. Elijah si unisce ad un crescente elenco di siti storici e religiosi saccheggiati e distrutti tra cui moschee, tombe, santuari e chiese. Antichi monumenti nelle città di Ninive, Palmira e Hatra sono in rovina, musei e biblioteche sono stati saccheggiati e i libri bruciati, mentre le opere d’arte sono state distrutte o immesse nel mercato nero di opere d’arte.

Tutti si ricordano le antiche vestigia di epoca romana di Palmira, in Siria, sopravvissute a crociate e intemperie non ha resistito alle barbarie dei miliziani dell’ISIS che lo hanno fatto saltare in aria l’ottobre scorso dopo oltre duemila anni di storia.

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Perché l’ISIS odia l’archeologia?

L’ISIS, vede l'archeologia come un'importazione straniera che fomenta il nazionalismo iracheno ed ostacola il loro obiettivo finale in cui tutte le nazioni moderne del Medio Oriente si riuniscano in un califfato che comprenda l’intero mondo mussulmano.  Un articolo sulla distruzione al museo Mosul in un recente numero di Dabiq, la rivista online dello Stato Islamico, rende la posizione dei jihadisti molto chiara: "Negli ultimi decenni i kuffar gli infedeli] hanno portato alla luce queste statue e rovine e hanno detto ai mussulmani in Iraq che era parte del loro patrimonio culturale e della loro identità di cui, gli iracheni, dovrebbero esserne orgogliosi".

 Michael Danti, professore di archeologia presso la Boston University e co-direttore del professor of archaeology at Boston University and co-director of the Syrian Heritage Initiative (SHI), afferma sul National Geographic che “Molto di ciò che l’ISIS fa è cercare di alimentare le tensioni tra fazioni e far proliferare il conflitto". Danti continua: "Il loro obiettivo primario è quello che chiamano 'nemico prossimo' quindi chiunque al difuori di musulmani sunniti e salafiti. Dopo di che si rivolgono patrimonio pre-islamica. "