Pannelli bianchi, uno dopo l'altro, statua dopo statua e, all'interno dei Musei Capitolini privati di parte della loro bellezza, il presidente iraniano Hassan Rouhani. A fare luce su quanto successo ieri sarà un'indagine interna. Per il momento sono arrivate soltanto dure critiche a una decisione che pare non avere un responsabile dietro, con Palazzo Chigi e Sovrintendenza capitolina impegnate ad allontanare ogni tipo di responsabilità, prese in un rimpallo che sembra esser senza fine. Sulla vicenda anche il ministro per i Beni e le Attività culturali, Dario Franceschini, che ha definito incomprensibile la scelta presa in occasione della visita d Rouhani, sottolineando l'esistenza di "molti altri modi per rispettare la responsabilità di un'importante ospite straniero".

Per evitare una soluzione che per molti è riuscita ad evitare l'imbarazzo del leader iraniano affondando però la lama nell'identità italiana, si sarebbe potuto semplicemente scegliere un altro luogo rispetto ai Musei Capitolini, senza dover coprire le 'nudità' delle statue, capaci di far "arrossire", come scrive il il giornalista Philippe Ridet su Le Monde, Hassan Rouhani. Oppure, come scritto dalla Bild, capaci di portare gli italiani a disconoscere la loro stessa identità.

Accertare le responsabilità

La polemica, che era vagamente scemata dal 25 gennaio, data dell'incontro tra Rouhani e Renzi, è stata di fatto riaperta dalle parole del ministro Franceschini, E mentre nessuno sembra fare un passo avanti nel prendersi le responsabilità per i famosi pannelli bianchi - che hanno fatto il giro di tutto il mondo - Paolo Acquilanti, segretario generale di Palazzo Chigi, ha avviato un'indagine interna volta ad accertare le responsabilità e fornire i chiarimenti necessari per quanto successo lo scorso 25 gennaio.

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Franceschini, interpellato dalla stampa, ha sottolineato come lui e il presidente del Consiglio fossero assolutamente all'oscuro del provvedimento adottato per la visita italiana del presidente iraniano.

Al di là dei vari rimpalli, pare che l'idea sia nata in seno del Cerimoniale di Stato dopo alcuni sopralluoghi. Troppo, però, lo zelo con cui le richieste della delegazione iraniana sono state esaudite. Così la patata bollente continua a rimbalzare tra Sovrintendenza e Cerimoniali, con tanto di irritazioni varie, smentite e accuse.

All'ombra di Marco Aurelio

Pare che sempre dall'Iran sia arrivata la richiesta di tenere la conferenza stampa Rouhani-Renzi di fianco e non davanti alla statua di Marco Aurelio. L'ennesima, puntigliosa richiesta che ha ulteriormente compromesso una situazione già critica, fornendo all'opposizione tutto materiale necessario per attaccare duramente il premier Renzi. E l'idea di "figuraccia mondiale", espressa da Renato Brunetta, si è presto diffusa sulla stampa internazionale.

Giorgia Meloni ha commentato la faccenda postando un ironico fotomontaggio dove si riesce a distinguere una San Pietro coperta, però, da un'enorme scatolone. "Dopo le statue classiche di nudo dei Musei Capitolini coperte per non dare fastidio al presidente della Repubblica islamica dell'Iran Rouhani - ha scritto su la presidente di Fratelli d'Italia su Facebook -, ecco in esclusiva mondiale il piano di Matteo Renzi per non urtare la sensibilità dell'emiro musulmano del Qatar al-Thani in arrivo oggi a Roma".