Tra le varie lotte pro e contro, come quella per le trivelle, quella per i diritti civili è tra le più accese. Sabato 23 gennaio, lungo tutto il territorio nazionale, si svolgerà la manifestazione "È ora di essere civili - Svegliati Italia!" in favore delle unioni civili. L'evento, coordinato a livello nazionale, vedrà radunarsi i sostenitori nelle piazze di tutta Italia per ricordare alle Istituzioni, o almeno a quelle che ancora negano, che la realtà delle unioni civili è tale in buona parte del mondo e che il Belpaese non deve né può essere da meno, come l'Europa ha già specificato. Associazioni lgbt, enti e organizzazioni di tutto il territorio si sono mobilitati in maniera tale da permettere uno svolgimento pacifico della manifestazione, in collaborazione con le Istituzioni, le forze dell'ordine e tutte le prassi che ne derivano.

La risposta alla manifestazione

Il tentennare delle sfere di Governo non è l'unico ostacolo alle unioni civili in Italia. Un po' ovunque, infatti, in concomitanza con "È ora di essere civili" scenderanno in piazza anche le ormai immancabili Sentinelle in piedi. I manifestanti cattolici, infatti, hanno deciso di radunarsi poco prima (o poco dopo in alcuni casi) la discesa in campo delle loro controparti per manifestare contro la comunità lgbt a una settimana dal "Family Day". Nonostante si tratti di "scontri" ideologici e prettamente pacifici, non in tutto il Paese la possibilità di manifestare è stata mantenuta egualitaria per entrambi i gruppi.

Il "no" della Questura di Sassari

A Sassari, in Sardegna, la Questura ha negato la manifestazione a sostegno delle unioni civili e il Mos, Movimento omosessuale sardo, ha cominciato a protestare.

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Insieme a Diritti al Cuore e Sardegna Pride, il Mos ha dichiarato che il motivo del "no" del questore è proprio la presenza di queste Sentinelle. Gli organizzatori dell'evento hanno provato a proporre una soluzione chiedendo di posticipare la manifestazione dalle 16 alle 18 anticipando di poco quella de Le Sentinelle, dalle 17:30 alle 17.

Nonostante lo sforzo di flessibilità, nonostante l'enorme affluenza dei manifestanti prevista a fronte della massiccia adesione dei cittadini, nonostante la natura nazionale dell'evento e quella civile dei due schieramenti, il "no" è rimasto categorico. Una serie di fatti che, per i portavoce del Mos "sa tanto di pura provocazione, alla quale si aggiunge quella di un questore che, contrariamente a quanto dovrebbe fare, crea tensione e nervosismo".