Prima li conoscevano attraverso i social network, poi avvenivano gli incontri: in auto, a casa e nei parcheggi dei centri commerciali. Era dal mese di agosto che avevano i carabinieri di Brescia alle calcagna, impegnati in un' indagine sul giro di prostituzione minorile e pedofilia. Sono finite in manette 11 persone, tra cui un agente di polizia municipale, un allenatore di squadre giovanili di calcio e perfino un sacerdote.

Dopo segnalazione della madre di uno dei minori parte l'inchiesta

Da Brescia si è poi estesa anche nelle province di Milano, Bergamo, Monza, Pavia, Parma: indagate per pedofilia in tutto venti persone, una delle quali si trova ancora all’estero.

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I ragazzini, prima conosciuti nelle chat e poi incontrati, ricevevano in 'dono' gelati, cene al McDonald's, biglietti per Gardaland, telefoni e contanti per cifre che vanno dai 20 ai 100 euro. All'inizio i ragazzini intendevano solo 'guadagnare soldi con gli omosessuali', a cui, dopo l'incontro, chiedevano in anticipo il pagamento e poi scappavano. Non mentivano però sulla loro età reale, che comunque era evidente. La prima denuncia scatta quando una madre trova dei messaggi piuttosto piccanti sul cellulare del figlio, in seguito i carabinieri di Brescia hanno proseguito le indagini per almeno altri sei mesi, identificando fin dai primi giorni quattro dei ragazzini coinvolti.

I primi contatti avvenivano attraverso social network e chat 

Il sacerdote Don Diego Rota, che prestava il suo sevizio a Solza (BG) è tra gli arrestati: una notizia che ha sconvolto la Curia di Bergamo.Tra le 11 persone implicate nella vicenda anche un uomo di 56 anni, già fermato dalla polizia di Montichiari (BS) nelle settimane scorse perché, pur essendo affetto da Hiv, chiedeva di consumare rapporti sessuali non protetti. Due anni fa lo stesso uomo si ritrovò a essere indagato per motivi simili: un ragazzo di 13 anni infatti raccontò che, dopo essere stato avvicinato da lui, gli avrebbe mostrato alcune immagini molto 'particolari'.

Intanto in provincia di Lucca è in corso un’altra indagine sulla pedofilia, dove l'inchiesta aperta dalla procura a carico di un frate è giunta all’udienza preliminare.

Un frate carmelitano abusa di un chierichetto nell’estate del 2011

Il bambino, 10 anni, era ospite con la madre in un convento nelle vicinanze della parrocchia di Pietrasanta: quel frate gentile e generoso era diventato subito suo amico, tanto che dopo il catechismo andava spesso a cena da lui.

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Fu solo dopo tre anni che la madre del minorenne denunciò l'accaduto, quando trovò alcune lettere scritte da suo figlio e ormai il frate prestava servizio altrove: sui fogli, con un linguaggio troppo esplicito vista l'età del ragazzino, erano raccontati gli incontri intimi tra i due. La famiglia del ragazzo ha fatto richiesta al Gup, Silvia Mugnaini, di citare l'intera curia dei carmelitani (al quale il frate appartiene) come responsabile civile.

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