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Mentre in Italia si riceve il presidente iraniano Rohani coprendo le opere d'arte per non offendere un portatore di nuovi accordi commerciali, in Iran continua la repressione nei confronti di chi si dissocia da un paese bigotto e totalitario, o semplicemente perché con la sua band suona una musica dichiarata blasfema e sovversiva dal regime.

I due membri principali della band heavy metal "Confess", Nikan (Siyanor) Khosravi e Arash (Chemical) Ilkhani, rispettivamente di 23 e 21 anni,  sono stati arrestati da uno dei principali corpi di polizia iraniani già a novembre 2015 con le accuse di blasfemia, propaganda contro il sistema, aver formato una band illegale ed un'etichetta indipendente underground che promuove musica considerata satanica, scrivere canzoni contro la religione con testi atei, anarchici e politici ed aver rilasciato interviste ad emittenti radio straniere.

I due hanno dovuto pagare una cauzione di 1.000.000.000 di rial ( equivalente a circa 29.000 euro) per lasciare il carcere di Teheran il 5 febbraio scorso, ma sono ancora indagati e rischiano dai 6 mesi ai 6 anni di reclusione; il problema si aggrava se viene riconosciuta l'accusa di blasfemia per la quale viene applicata la condanna a morte.

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La band ha all'attivo 33 canzoni e 2 dischi: l'ultimo, uscito a novembre 2015, si intitola "In pursuit of dream" ed ha all'interno brani dal titolo "New world order", "Teh-Hell-Ran" o "I'm your god now". Proprio questo ultimo brano è uno di quelli che potrebbero condannarli per blasfemia.

Al momento i due membri della band con il loro avvocato si stanno preparando al processo cercando di evitare anche la pena capitale, intanto il governo ha requisito tutti i loro contatti e-mail ed internet, tranne il profilo Facebook del gruppo con l'ultimo post datato per l'appunto al 28 ottobre 2015, pochi giorni prima del loro arresto. Tutto questo si può sapere solo grazie ad un amico dei due musicisti che ha prontamente mandato un comunicato ad una testata musicale straniera, restando ovviamente nell'anonimato per paura di ritorsioni.

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