Non era il primo articolo pubblicato sul Manifesto ma sicuramente è stato il primo (e l'ultimo) ad essere pubblicato con la sua firma. Giulio Regeni, che ieri apriva l'edizione del 'quotidiano comunista' - come ancora si legge in prima pagina -, aveva inviato in redazione un articolo che analizzava i movimenti sindacali indipendenti nel difficile Egitto di al-Sisi, in quello stesso Stato in cui ha trovato la morte.

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Tommaso Di Francesco, nel suo fondo, parla del dottorando che "temeva per la sua incolumità" e che già aveva firmato dei pezzi con degli pseudonimi. Nelle ultime email, in particolare, aveva sottolineato più e più volte la necessità di omettere il suo nome, non solo per la sua incolumità, ma anche per quella di chi lo circondava e lo aiutava in Egitto.

La scelta è stata duramente criticata, soprattutto sui social, dove Il Manifesto è stato accusato di sciacallaggio e accostato ad altri giornali spesso attaccati con la stessa accusa, come Il Giornale oppure Libero.

La prima pagina del Manifesto del 5 febbraio.
La prima pagina del Manifesto del 5 febbraio.

Altri, invece, hanno ritenuto che il giornale avesse preso la decisione migliore, per onorare il nome e il lavoro di Regeni, al di là delle richieste della famiglia di evitare la pubblicazione. 

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