Non era il primo articolo pubblicato sul Manifesto ma sicuramente è stato il primo (e l'ultimo) ad essere pubblicato con la sua firma. Giulio Regeni, che ieri apriva l'edizione del 'quotidiano comunista' - come ancora si legge in prima pagina -, aveva inviato in redazione un articolo che analizzava i movimenti sindacali indipendenti nel difficile Egitto di al-Sisi, in quello stesso Stato in cui ha trovato la morte.

Tommaso Di Francesco, nel suo fondo, parla del dottorando che "temeva per la sua incolumità" e che già aveva firmato dei pezzi con degli pseudonimi.

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Nelle ultime email, in particolare, aveva sottolineato più e più volte la necessità di omettere il suo nome, non solo per la sua incolumità, ma anche per quella di chi lo circondava e lo aiutava in Egitto.

La scelta è stata duramente criticata, soprattutto sui social, dove Il Manifesto è stato accusato di sciacallaggio e accostato ad altri giornali spesso attaccati con la stessa accusa, come Il Giornale oppure Libero. Altri, invece, hanno ritenuto che il giornale avesse preso la decisione migliore, per onorare il nome e il lavoro di Regeni, al di là delle richieste della famiglia di evitare la pubblicazione.