Ad un anno esatto dalle esequie di Michele Ferrero, il patron della Ferrero e del suo prodotto più conosciuto, la Nutella, con conseguente intitolazione di piazze a suo nome nei paesi delle Langhe che l'avevano visto nascere, secondo un tribunale del Belgio, dove si tiene il "Salon du Chocolat" e ha sede il "Musèe du Cacao et du Chocolat", un grande supermercato può vendere con il nome "Choco" la propria crema da spalmare a base di nocciole, ma priva del tutto di cioccolato.

Visto che piaceva già agli esordi, Michele Ferrero decise di commercializzarla come Nutella, arrivando a produrne fino a 350 tonnellate. Ma "sic transit gloria mundi" e, secondo i giudici commerciali belgi, quello perpetrato dal supermercato fiammingo non è un furto di marchio, anche se "choco" richiama l'italianissima crema da spalmare come design e fattura, poiché in tal modo risulta più accattivante agli occhi del cliente.

L'obiettivo del designer, infatti, è quello di combinare forma e contenuto, al fine di rendere coerente il prodotto dolciario con una scelta estetica vincente.

Un duro colpo all'immagine della celebre crema di gianduia e nocciole che il padre di Michele, Pietro Ferrero, aveva cominciato a vendere subito dopo la guerra nella sua pasticceria ad Alba, prima come pasta giandujot, e poi come supercrema, mettendola già in barattoli. Una vittoria per l'industria dolciaria belga che, sebbene si vanti di produrre il cioccolato più puro, vede crescere il numero di belgi e fiamminghi che scelgono Nutella. Quest'ultima, all'Expo di Milano, si è distinta per aver favorito un connubio tra Italia e Francia, che ha portato al record della baguette più lunga di sempre. Il "panino" da record ha raggiunto la misura di 122,40 metri, infarcito con la crema a base di cioccolato gianduia.

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La tutela di un marchio sul mercato internazionale

I legali della Ferrero si rifacevano alla discussa normativa europea, secondo cui tutti gli alimenti contenenti molti grassi e zuccheri devono inserire nella loro etichetta l'avviso del miglior profilo nutrizionale. Il comitato "Giù le mani dalla Nutella", che ha sempre difeso questa crema di cioccolato e nocciole anche in altre battaglie per la salvaguardia del "know how", dovrà decidere se ricorrere in appello, mentre la grande azienda di Alba, come di consueto, non lascia trapelare nulla. Ricordiamo che era stata la stessa Ferrero a portare in tribunale il "choco" del supermercato Delhaize, dal momento che il suo contenuto non rispettava l'etichetta. Si erano infatti accorti, in fase di controllo che era privo di cioccolato, e avevano chiesto una sanzione con una multa di 100mila euro.

Il Tribunale internazionale non li ha ascoltati, perché Delhaize non presuppone che il cioccolato sia un ingrediente del suo "choco", anche se ne ha l'aroma.

Comunque sia, la parola "choco" cade al di fuori della regolamentazione, sebbene questa sia sempre più utilizzata dalle aziende. Ad ogni modo, grazie a questo nome, la media impresa belga l'ha spuntata contro un colosso come la Ferrero.

Secondo l'avvocato Gianfranco Crespi, con questo escamotage la catena di supermercati belga si colloca in una fascia alta di mercato, senza però portare il minimo utile all'azienda di Alba che, ovviamente, non ha mai concesso alcuna licenza. Solo in questo caso, sostiene nel suo saggio "Il Licensing. Un'opportunità di crescita e flessibilità", con un regolare contratto fatto di preambolo e delimitazione della licenza, l'azienda belga avrebbe potuto stravolgere la ricetta della crema spalmabile tanto amata dal grande regista Nanni Moretti.