Febbraio è il mese del ricordo in nome di un crimine nascosto per tanti anni. Da più di cinquant'anni il silenzio della storiografia e della classe politica avvolge la triste storia degli italiani massacrati nelle foibe istriane. Almeno diecimila persone, nei lugubri anni a cavallo del 1945, sono state torturate e uccise a Trieste e nell'Istria controllata dai partigiani comunisti di Tito. Il 10 febbraio del 2005, il Parlamento italiano ha dedicato la giornata del ricordo ai morti nelle foibe. Una vicenda che, ancora oggi, vede opinioni differenti nell'opinione pubblica.

Cosa sono le foibe. Nei libri di storia, la parola Foibe ci riporta al massacro avvenuto ai danni del popolo italiano e non solo, nei pressi della Dalmazia e Triste.

Il termine Foiba deriva dal latino "fovea" (fossa). Identifica dei pozzi incavati nel terreno a forma di imbuto rovesciato e di notevoli dimensioni. L'altopiano roccioso del Carso è da paragonarsi ad un'immensa groviera. Il suolo è costellato di molteplici voragini, ne sono state rilevate più di 1700, sprofondando per centinaia di metri nelle viscere della terra, spesso percorse dalle acque. In poche ed essenziali parole, le foibe sono, per la nostra storia, il luogo in cui vennero gettati, dopo umiliazioni e torture, migliaia di italiani.

Perché tanto orrore. La prima ondata di violenza esplode subito dopo la tratta dell'armistizio del settembre 1943. In Dalmazia e in Istria, i partigiani comunisti sferrarono la propria violenza contro i fascisti e gli italiani non comunisti. Una violenza crescente nella primavera del 1945, quando la Jugoslavia occupava Trieste, Gorizia e l'Istria.

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Tantissime le vittime causate dalle truppe del Maresciallo Tito: cattolici, fascisti, socialisti, donne, anziani e bambini. Una carneficina che testimoniava l'odio politico ed etnico voluto da Tito per eliminare dalla futura Jugoslavia i nemici del comunismo. I crimini e le violenze ebbero fine nel 1947 con il trattato di pace di Parigi che imponeva il passaggio di Zara, Fiume e gran parte dell'Istria alla Jugoslavia.