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Lidia Macchi aveva solamente 21 anni quando fu barbaramente uccisa nel 1987. Negli ultimi tempi, dopo minuziose indagini da parte degli inquirenti, sembra essere stato scoperto il suo presunto omicida. L'uomo risponde al nome di Stefano Binda (48 anni) laureato in lettere, disoccupato e con problemi di tossicodipendenza. La nota rivista settimanale Giallo (diretta da Andrea Biavardi) ha pubblicato la notizia della scoperta di un diario appartenente al Binda, in cui si descrive come un barbaro ed un assassino.

Il presunto colpevole, lo ricordiamo, è al momento in stato di arresto. 

Il diario è la chiave del mistero? 

Sul diario dell'uomo, gli inquirenti hanno scoperto diverse confessioni da parte del Binda, che potrebbero rivelarsi fondamentali per il prosieguo delle indagini e per comprendere di più riguardo la personalità del 48enne.

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Stefano Binda, come già accennato, scriveva su di lui frasi non proprio lusinghiere, che lasciano trasparire una personalità pessima dal punto di vista morale. Sul diario compaiono inoltre versi di stampo poetico, che ricordano non poco la poesia intitolata "In morte di un amica" che un anonimo (forse lo stesso Binda) consegnò ai genitori di Lidia Macchi poco dopo l'omicidio di quest'ultima. L'agenda su cui sono scritte tali frasi e parole, talvolta sconnesse ed all'apparenza senza senso, è una Smemoranda. Scritti che il Binda produsse proprio nel periodo dell'omicidio della Macchi. L'agenda Smemoranda è stata ritrovata lo scorso Settembre a casa di Binda quando Marisa Manfredda, magistrato di Milano, ha aperto le indagini nei confronti dell'uomo. Non solo l'agenda, ma anche altri diari e documenti sono stati sequestrati.

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Carte, queste, che per il loro contenuto, hanno motivato l'arresto del 48enne tossicodipendente. I documenti in questione non sono mai stati visti o letti integralmente finora.

Dylan Dog: alcune vignette significative

A casa di Binda è stato inoltre rinvenuto un numero di Dylan Dog ( fumetto edito dalla Bonelli). Il numero in questione si intitola: "La danza della morte". Binda ha conservato per quasi 30 anni il fumetto in questione. In questa storia, il noto indagatore dell'incubo creato da Tiziano Sclavi si imbatte nelle anime di alcuni defunti che lo accusano di averlo ucciso. Dylan è in realtà innocente (si tratta solamente di un orrido scherzo da parte dei morti), proprio per questo in una vignetta si inginocchia a terra e si domanda: "Perchè sono quì? Che cos'è questo incubo?". Anche questo fumetto va , di diritto, ad aggiungersi alle macabre coincidenze che accompagnano la vita e le passioni del presunto assassino di Lidia. Le indagini proseguono.