La ragazza morde il KitKat ma, al posto del wafer croccante, si ritrova sotto i denti una deludente e semplicissima barretta di cioccolato. Tanto è bastato per Salma Ahmad, una studentessa in legge aspirante avvocato del Kings College di Londra, per minacciare una causa contro la famosissima multinazionale Nestlé, colpevole di averle procurato un 'danno psicologico ed economico' mettendo in commercio un prodotto ingannevole.

In Inghilterra la richiesta della donna alla Nestlè è diventato un caso

La futura avvocatessa - come riporta la notizia 'l'Independent' - ha fatto una richiesta molto singolare: una fornitura per tutta la vita di KitKat, come risarcimento per aver subito il torto.

Mentre la pretesa della ragazza è in attesa di una risposta da parte della multinazionale, Salma minaccia di fare causa e, per rafforzare le sue ragioni, si è appellata a una sentenza del lontano 1930, la stessa che prevede di risarcire un consumatore in casi simili, cioè quando è dimostrato che si è subita una perdita emozionale, oltre che economica. 'E la perdita - spiega l'avvocatessa in erba golosa di wafer - guarda caso, per me è molto rilevante, sia dal punto di vista emotivo che economico'. 

La paradossale vicenda è iniziata il mese scorso, quando la studentessa si è recata nel supermarket locale e ha comprato una confezione da 8 KitKat per 2 sterline. Dopo il primo morso la delusione, quindi la ferrea decisione di chiedere il risarcimento alla Nestlè: 'Avrei scelto una barretta di Galaxi  - spiega - se avessi voluto acquistare una confezione di semplice cioccolato'.

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Molti le hanno poi chiesto se una causa legale non sia una reazione sproposita, rispetto al danno subito: 'se non chiedi, non avrai'. Così ha risposto Salma.

Durante la lavorazione degli snack possono avvenire errori

L'azienda a sua discolpa ha spiegato che a volte, durante la lavorazione dello snack, può accadere che avvengono degli errori. Successivi controlli tendono ad abbassare la percentuale di tali errori; tuttavia, qualche confezione può sfuggire e, come nel caso della scatola difettosa trovata da Salma, venga immessa sul mercato. Resta da capire se la lettera che la ragazza ha inviato alla Nestlè sia reale, oppure non si tratti di un test per provare a se stessa le sue doti di futura avvocatessa, simulando una ipotetica causa.