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La cyber security salvaguarda il diritto alla privacy, ma rientra nel campo dove possono intervenire gli inquirenti per svolgere un'indagine quando riguarda delitti punibili con l'ergastolo, traffico di stupefacenti, contrabbando, reati contro la pubblica amministrazione, insider trading, pedopornografia. E ora si chiede con urgenza che venga esteso anche alla minaccia incombente del terrorisimo dell'Isis che fa sempre più uso della rete e del cyber spazio.

In questi casi si attua il Codice di procedura penale e alla norma sulle intercettazioni ambientali e telefoniche, senza le quali un'inchiesta della magistratura non può procedere.

Tuttavia rimane una materia delicata ed un procedimento farraginoso: il pm deve sottoporre al gip il contenuto di queste intercettazioni e, in un'udienza davanti giudice per le indagini preliminari e agli avvocati delle parti, si decide quali sono determinanti al fine della formazione della prova processuale e quali no.

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Nei giorni scorsi il procuratore della Repubblica di Torino, Armando Spataro, ha persino inviato una circolare ai suoi sostituti di procedere direttamente loro senza ricorrere al giudice delle indagini preliminari ad eliminare le intercettazioni inutili, mandandole la macero, segno che la legislazione va aggiornata, tenendo conto delle innovazioni tecnologiche, che forniscono anche molto materiale inutile alle indagini. Così si velocizzano le cause e si salvaguarda maggiormente il diritto costituzionale alla riservatezza.

La Wind chiamata a provare l'alibi del'imputato

La settimana scorsa,durante un processo in Corte d'Assise, una compagnia telefonica ha accolto l'invito della Procura a fornire i dati sulle tracce lasciate da un cellulare durante la connessione alla rete. Il fatto è che, anche se la procedura è stata considerata inedita, le indagini del pm continuano anche durante il dibattimento e in questo caso si tratta di un caso di omicidio, dove in gioco è addirittura l'alibi fornito da un albanese, il presunto assassino.

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L'accertamento della prova è stato richiesto dagli avvocati difensori, Davide Diana e Wilmer Perga, ai quali però la wind aveva opposto un rifituo per ragioni legate soprattutto alla privacy. Di solito la Procura si affida per le intercettazioni alla Vodafone, ma in questo caso non fa differenza il gestore: la Wind ha dovuto acconsentire all'ordinanza del presidente della Corte, su richiesta del sostituto procuratore Manuela Pedrotta.

Un anno fa un marocchino di 24 anni, Sahid Wahdoud, venne picchiato a morte da un gruppo di persone. "Io non c'ero", sostiene l'albanese, ma il suo alibi vacillava. E anche se il suo telefonino, secondo i tabulati della Wind, era spento, l'uomo afferma di averlo usato per messaggi whatsapp e per consultate i social. La mappatura dei dati potrebbe ricostruire le connessioni alla rete e anche risalire al posizionamento dell'apparecchio. Lo sanno bene i suoi esperti avvocati e i magistrati della Procura, soliti rivolgersi alla polizia giudiziaria per queste indagine che tramite un gestore è in grado di stabilire con esattezza la cella tramite cui l'utente si collega alla rete. Il processo è stato aggiornato per dare tempo alla Wind di fornire questi dati che potrebbero scagionare l'imputato con l'assoluzione.