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Con una nota inviata alla stampa dalla dirigente dell’Istituto comprensivo “Elio Vittorini”, Anna Messina, la Scuola interviene a gamba tesa sulla legittimità delle decisioni assunte dal Consiglio d’Istituto in merito alla celebrazione del recente precetto pasquale, a valle della polemica montante scoppiata in questi giorni nel piccolo centro della provincia di Siracusa. La preside, infatti, sostiene quest'oggi che la strada intrapresa con l’inserimento dell’atto di culto fuori dall’orario scolastico a seguito di delibera del Consiglio d'Istituto sia l’unica legittima e afferma di avere ricevuto pressioni dai religiosi e dai genitori per muoversi in maniera illegittima pur di rispettare una tradizione.

Tutte le modalità previste dalla legge

In realtà non è così. Altrimenti, non si comprenderebbe, come riconosce la stessa dirigente, la ragione per cui (quasi) tutte le scuole agiscano in maniera diversa da quanto ha voluto fare l’istituto Elio Vittorini di Solarino.

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Secondo quanto si desume dal D.P.R. 567/96, sono infatti tre le possibili modalità in cui, in maniera legittima, possano avere luogo gli atti di culto - e tra questi il precetto pasquale -  nell’ambito della scuola statale e il percorso intrapreso dalla preside del Vittorini e dal Consiglio d’Istituto rappresenta solo una delle tre modalità garantite dalla norma.

Celebrazioni in orario scolastico

Allo stesso modo, come ha chiarito anche lo Snadir, previa delibera del Consiglio di Circolo o d’Istituto, può ammettersi la celebrazione di atti di culto nella scuola in orario extracurriculare, cioè in un orario non curriculare ma non necessariamente extrascolastico (ad es. prima delle lezioni, o durante l’intervallo o alla fine o in appositi spazi orari destinati ad iniziative integrative). Il Consiglio di Circolo o d’Istituto può, inoltre, deliberare la celebrazione di atti di culto fuori dalla scuola in orario scolastico, fatta sempre salva la libertà di parteciparvi o meno.

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In tutti e tre i casi occorre assicurare  a tutti gli alunni/studenti la libertà di parteciparvi o meno.