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Tutto sarebbe accaduto nella giornata di ieri, nelle vicinanze di Sabrata, sulla costa libica ad ovest di Tripoli, quando è avvenuto un violento scontro a fuoco tra una milizia locale e militanti affiliati all'ISIS.

Un filmato diffuso da una fonte locale mostra alcuni corpi identificati come combattenti dell'ISIS e due occidentali. Il ministero degli Esteri, attraverso le immagini, ritiene che si tratti di due dei quattro italiani dipendenti della Bonatti rapiti in Libia nel luglio 2015.

La Farnesina, infatti, spiega che: "potrebbe trattarsi di Fausto Piano e Salvatore Failla" e che le famiglie sono state già informate.

Non sono ancora chiare le dinamiche degli scontri, anche se le prime notizie riferiscono che i i due cittadini italiani erano in mano ai militanti quando è avvenuta la sparatoria. I corpi delle vittime non sono ancora nella disponibilità delle autorità italiane.

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L'area non è controllata dal nuovo governo libico ancora in fase di istituzione.

Nessuna notizia degli altri 2 dipendenti rapiti che si spera siano ancora vivi

I quattro dipendenti della Bonatti, Filippo Calcagno, Gino Pollicardo, Fausto Piano e Salvatore Failla furono prelevati da sconusciuti mentre rientravano dalla Tunisia nella zona di Mellitah, a 60 km di Tripoli, nei pressi del compound della Mellitah Oil Gas Company, il principale socio dell'ENI che rappresenta il più importante terminale petrolifero nella disponibilità italiana in Libia. Mellitah si trova ad ovest di Sabrata, dove è avvenuto lo scontro. La zona di Sabrata è epicentro da alcuni giorni di violenti combattimenti tra le forze locali e quelle dell'ISIS.

Il 24 febbraio c'era stata una battaglia nel centro di Sabrata

La notte fra il 23 e il 24 febbraio c'erano stati feroci combattimenti all'interno di Sabrata (Sabratha), tra residenti e militanti che si erano concluse con la ritirata di quest'ultimi, non prima di aver decapitato 12 guardie armate. Sabrata, città fenicia e poi romana, è Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.

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L'Italia si prepara a partecipare con un ruolo guida ad una missione internazionale con 4000 militari. Per spingere ad un accordo di governo in Libia, finora senza successo, si susseguono le voci di un piano alternativo con il ridisegno dei confini e la spartizione dello stato in zone d’influenza: Italia in Tripolitania, Gran Bretagna in Cirenaica e Francia nel Fezzan.