Sono rientrati in Italia questa notte Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, due dei quattro tecnici della Bonatti presi in ostaggio in Libia lo scorso luglio mentre, di rientro da una vacanza in Italia, tornavano a lavoro. Facce stanche e finalmente ripulite dalle barbe che ricoprivano loro il volto nelle prime immagini diffuse negli ultimi giorni. Sfortunatamente il rientro dei due è segnato anche da un pesante velo di tristezza: gli altri due colleghi - Salvatore Failla e Fausto Piano - sono morti durante uno scontro a fuoco tra miliziani di una fazione fondamentalista probabilmente vicina all'Isis e altri miliziani libici. I due potrebbero essere addirittura stati usati come scudi umani, morendo così sotto le pallottole del fuoco nemico.

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L'arrivo in Italia

Dopo un lungo braccio di ferro con le autorità libiche, il governo italiano è riuscito a far tornare in patria i due ostaggi liberati. Il via libera, che inizialmente avrebbe permesso ai due di essere in Italia già nella tarda serata di ieri, aveva ricevuto uno stop. Le autorità di Sabrata, infatti, pretendevano che una delegazione ufficiale italiana (oltre a una in arrivo appositamente da Tripoli) seguisse la consegna dei due ex ostaggi.

L'areo, partito intorno alle 3 e 30 dall'aeroporto di Mitiga, a Tripoli, è arrivato a Ciampino verso le 5 di notte.

Ad attendere Pollicardo e Calcagno, oltre ai familiari, anche il ministro degli Esteri Gentiloni.

I due dovranno poi parlare col pm che si sta occupando delle indagini: si tratta di Sergio Colaiocco, lo stesso pubblico ministero che sta seguendo anche il caso di Giulio Regeni, brutalmente assassinato in Egitto nel giorno del quinto anniversario della rivoluzione.

Le salme delle vittime rimangono in Libia

E mentre l'Italia festeggia il rientri dei due ostaggi, la vedova di Salvatore Failla "denuncia" una liberazione pagata col sangue del marito.

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Per lei "lo Stato Italiano ha fallito". Ora la famiglia si sta concentrando su una cosa in particolare: riuscire a riportare la salma di Failla (così come quella di Piano) in Italia dove sarà effettuata l'autopsia. Di questo si occuperà l'istituto di medicina legale del policlinico Agostino Gemelli. "Se lo Stato non è stato capace di riportarmelo vivo - ha dichiarato la vedova Rosalba Failla - ora almeno non lo faccia toccare in Libia, non voglio che l'autopsia venga fatta lì. Stanno trattando la salma come carne da macello.

Nessuno, tra questi che stanno esultando per la liberazione, ha avuto il coraggio di telefonarmi".

Secondo quanto riferito dal capo del Consiglio militare di Sabrata, Altaher Algrabl, i due corpi arriveranno nella giornata di oggi a Tripoli per terminare alcune procedure, tra cui le autopsie. In ogni caso, gli inquirenti sperano che i risultati dell'autopsia riescano a svelare qualcosa in più sulle modalità con cui i due dipendenti della Bonatti hanno trovato la morte. La famiglia Failla promette battaglia e intende vederci chiaro, soprattutto sulla liberazione degli altri due ostaggi ad appena 24 ore di distanza dalla morte di Failla e del collega Piano.

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