Filippo Calcagno, Salvatore Failla, Fausto Piano e Gino Pollicardo, al momento del rapimento, lavoravano come tecnici per la Bonatti di Parma e si occupavano della manutenzione del compound Eni dalle parti di Mellitah. Eni e Bonatti vengono fin da subito additate come società "irresponsabili" e fortemente criticate per non aver "evidentemente saputo proteggere i propri dipendenti integrando le proprie procedure". La Libia, infatti, era già considerata un paese rischioso lo scorso luglio, dove l'ambasciata italiana non è più presente.

Pubblicità
Pubblicità

Un motivo in più per considerare piuttosto strane anche le modalità del trasferimento da Tripoli, dove era atterrato l'aereo, fino allo stabilimento in cui i quattro svolgevano l'attività di manutenzione. Un trasferimento senza alcun tipo di scorta e affidata a un autista libico, a bordo di un mini-van.

Verso le nove di sera del 20 luglio scorso i cinque vengono fermati da dei miliziani, che sequestreranno i quattro italiani, lasciando sul mezzo il guidatore libico.

Tre giorni fa due di loro - Piano e Failla - sono morti, mentre altri due - Pollicardo e Calcagno - sono stati rilasciati.

Leggi tutto