Mentre la politica discute sulla riforma pensioni, ogni volta che si parla di assenteismo e furbetti del cartellino, la Televisione manda in onda sempre le immagini che ritraggono il dipendente del Comune di Sanremo che timbra in biancheria intima. Oramai la scena è diventata un cult, ma Alberto Muraglia (questo è il nome del soggetto) non ci sta e da un'intervista rilasciata a Repubblica chiede più rispetto nei suoi confronti. L'uomo di 54 anni, dopo le denunce da parte della Guardia di Finanza ha perso il lavoro, la casa e oltretutto viene ripetutamente preso in giro. Nel corso dell'indagine, la commissione disciplinare ha provveduto a licenziare 32 dipendenti tra cui Alberto Muraglia, ha sospeso un centinaio di persone e sanzionate una quarantina.

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Un video diventato virale

Il video di Alberto Muraglia ha fatto indignare ma anche sorridere. In molti si sono chiesti come facesse a girare in un luogo pubblico in mutande. Il mistero successivamente è stato svelato. Alberto Muraglia viveva nello stabile occupando l'appartamento del custode. L'apparecchio per la timbratura del cartellino era distante sette metri dal portone della sua casa, per comodità timbrava passando dall'interno dell'edificio, invece che dall'esterno. Con il licenziamento il comune di Sanremo ha provveduto a togliergli anche l'alloggio lasciandolo con la famiglia in mezzo alla strada. 

L'ex dipendente comunale non molla e dichiara di voler fare ricorso proclamandosi innocente nonostante un video dimostra il contrario.

Si è trattato di un errore giudiziario, sottolinea, e di essere finito in un ingranaggio complicato dove non riesce ad uscirne fuori. Si sente un condannato, ogni volta che si parla di assenteismo viene tirato in ballo. Per lui è un dolore costante e la cosa gli fa male. Passi il fragore mediatico per via delle mutande, ma sentire le risate degli spettatori dell'Ariston dopo la gag di Panariello e Pieraccioni nei suoi confronti, non gli è sembrato una bella cosa. È un padre di famiglia con alle spalle trent'anni di onorato lavoro che chiede un po' di rispetto.

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