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"Aiutateci a sopravvivere nei nostri Paesi. Stiamo vivendo un genocidio di cristiani". È l'appello del patriarca siro-cattolico di Antiochia, Ignace Youssef III Younan, presente a Torino durante il convegno dell'Arcidiocesi e del settimanale "Il Nostro Tempo", "I Cristiani in Oriente". Antiochia è un'antichissima enclave, un tempo cristiana ortodossa, da cui nel 1700 è emigrato a Londra il siriano che insegnò l'arabo a George Sale, l'autore delle prima traduzione attendibile del Corano in inglese.

Un tentativo ecumenico il suo, visto che è precedente alla colonizzazione del subcontinente da parte della Compagnia delle Indie (il Bangladesh è sempre stato musulmano).

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Lo stesso appello è stato lanciato dal vescovo di Baghdad, monsignor Basel Yaldo. I due sacerdoti hanno dato conto di una situazione drammatica per le comunità cristiane, perseguitate e costrette all'esilio. Il clima riporta in modo inquietante alle guerre di religione, con la fuga degli ugonotti dalla Francia verso i Paesi Bassi e Oltremanica, da qui verso il Nuovo Continente. Adesso è una crisi migratoria globale. E chi tenta di arginarla viene tacciato di razzismo, quando in realtà si tratta di una difesa delle proprie radici culturali e religiose, in uno scontro tra civiltà aggravato dal terrorismo.

"In Iraq - ha detto monsignor Yaldo - la comunità cristiana è ridotta a 400mila persone, nel 2003 ne contava più di un milione. Molti cristiani sono stati uccisi, 53 chiese attaccate". Entrambi hanno chiesto anche un serio impegno dell'Europa e della comunità internazionale contro il terrorismo dell'Isis/Daesh.

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Il vice ministro degli esteri, Mario Giro ha criticato "I Paesi che si sono schierati distinguendo buoni e cattivi. L'Italia non l'ha fatto. Non si può imporre la democrazia, ma la pace sì" ha detto.

Il fatto è che la democrazia è estranea all'Islam estremista che non vuole altro governo se non quello di Allah, ma per fortuna è una minoranza in confronto ai musulmani moderati. Il miglioramento delle condizioni economiche in Africa ha portato progressi democratici, ma ha incontrato le resistenze salafite in Iran, YemenSudan e Libia. Al convegno dell'arcidiocesi è stata anche sottolineata la posizione contraddittoria di altri Paesi occidentali collusi con Arabia Saudita, QatarTurchia e anche con il Daesh che si contende la Libia con altre fazioni, affini per estremismo politico e religioso.

Dal conflitto al dialogo interreligioso

Ben vengano a Torino questi scambi di idee, volti all'orientamento geopolitico. Il settimanale cattolico a cui si deve, insieme con l'Arcidiocesi, l'incontro interreligioso, "Il nostro tempo", è nato all'indomani della Liberazione, quando i membri cattolici del CLN cercavano d'inserirsi tra laici e socialisti.

Suo storico direttore fu Carlo Chiavazza, autorevole voce critica che si schierò sempre su posizioni coraggiose, insolite per un settimanale cattolico. Tuttavia si rese conto che Torino non era il mondo, e pubblicò editoriali del più famoso filosofo antimodernista, il francese Jacques Maritain.

Questo neotomista identificava l'umanesimo con il cristianesimo, la democrazia con il Vangelo, la storia con la liberazione dell'umanità. Interessante perché anche i musulmani moderati identificano la giustizia con le autentiche leggi coraniche. Nel 1993, su richiesta dell'arcivescovo di Milano, cardinale Giovanni Saldarini, si è avuta la nascita dell'edizione milanese de Il Nostro tempo", che ha favorito il radicamento del settimanale nella realtà ambrosiana, la diocesi di San Carlo Borromeo, e ha avviato una innovativa collaborazione interdiocesana.