Medici Senza Frontiere ha aperto nella capitale un centro per vittime di torture e violenze. Ideato nell'ottobre 2015 con la collaborazione di altre due associazioni umanitarieed inaugurato all’inizio di aprile, il centroistituito a Romasi occupa della riabilitazione di queste persone "bisognose"offrendo loro supporto medico, psicologico e socio-legale: si tratta dunquedel lavoro di un'équipedi specialisti.Gli utenti principali sono migranti, rifugiati e richiedenti asilo, ma la struttura è rivolta indipendentemente dalla nazionalità a chiunque sia stato vittima di violenze o abbia anche avuto periodi di detenzione.

Il progetto e l’approccio

L’iniziativa di creare nella Capitale un centro riabilitativo per sopravvissuti a tortura e a trattamenti inumani e degradantiè nata nell’ottobre 2015 in collaborazione con l’associazione Medici Contro la Tortura e con ASGI-Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione. L’approccio utilizzato è interdisciplinare, dato che si avvale di un’équipe formata da un medico, uno psichiatra, uno psicologo, un medico legale, un fisioterapista, due assistenti sociali, due operatori legali e dodici mediatori culturali per far fronte alle difficoltà linguistiche. Si fa in modo che gli ambienti d’azione non rievochino alle persone assistite la dolorosa esperienza che hanno vissuto; si cerca di creare confidenza tra operatori ed utenti in modo che questi ultimi imparino a gestire le proprie emozioni, il tutto tutelando completamente la privacy, ha spiegato sul sito di MSF Gianfranco De Maio, responsabile del progetto.

L’utenza

Da quanto il progetto ha preso il viasono state assistite 50 persone, provenienti tra il 2014 e il 2015 da 18 Paesi diversi – soprattutto Africa occidentale sub-sahariana, Corno d’Africa, Egitto e Asia meridionale –. Esse hanno raccontato di aver subito violenze – non necessariamente “torture” in senso stretto - nei luoghi d’origine oppure prima o durante il tragitto per raggiungere la Sicilia.

Molti hanno parlato di ciò che hanno subito nei campi profughi in Libia, dove sono rimasti praticamente “detenuti” per dei mesi. Casi di questo tipo, vista l'emergenza migranti,hanno assunto proporzioni davvero allarmanti, ha reso noto sul sito di MSF Tommaso Fabbri, capomissione di MSF in Italia. Tuttavia l’organizzazione umanitaria è attiva nell’ambito dell’immigrazione – nei centri d’accoglienza e nelle richieste di asilo – dal 2002, perciò ha maturato una notevole esperienza sul campo.

Dal 2015 offre soprattutto assistenza medica e psicologica ai migranti appena arrivati via mare e via terra in territorio italiano e quest’anno proseguirà con progetti già avviati o che lo saranno a breve.

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