I comportamenti degli avvocati sono spesso oggetto di innovative considerazioni, foriere di atipici risvolti applicativi che trovano diritto di cittadinanza in un ordinamento rispecchiante una complicata e non aprioristicamente definibile "società sociale". Gli avvocati sono presenti sui più disparati social, soprattutto ai fini di una pubblicità della relativa attività professionale; tra i vari social, il più diffuso è certamente Facebook. Ma cosa accade se un professionista pubblica un post denigratorio nei confronti del Consiglio dell'Ordine di appartenenza? A tal proposito, è intervenuto sull'argomento il Tribunale di Genova con la sentenza n.

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79 del 2016. L'autorità giudiziaria ha orientato la decisione in ordine all'ammissibilità del reato di diffamazione aggravata a carico dell'avvocato che aveva usato toni volgari attribuiti al Collegio.

Qual è il vero fattore scatenante sotteso ad un post su Facebook?

L'usanza di pubblicare post non è quindi scevra di specifiche conseguenze. Nel caso che ha dato origine alla  sentenza, il professionista colpevole del reato di diffamazione aggravata, aveva descritto il modus operandi del Consiglio dell'Ordine con vocaboli volgari, dai quali era facile dedurre che vi erano operazioni di interesse a favore di una controprestazione in denaro.

La sentenza ha specificato che non assume efficacia scusante l'invocazione del diritto di critica. Con siffatti comportamenti, l'avvocato ha arrecato un grave danno di immagine e, in particolar modo, di decoro al Collegio considerato nel suo complesso. L'importanza da esso assunta non viene affievolita dalla mancanza di richiami ai singoli nominativi dei vari componenti. Il fattore aggravante della diffamazione deriva proprio dalla modalità di diffusione del messaggio. Un post pubblicato su Facebook ha un pubblico variegato ed indeterminato, ossia, una platea collettiva.

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Per tale motivo il Consiglio dell'Ordine può proporre querela e ottenere il risarcimento dei danni. La domanda volta al risarcimento tiene conto anche dei tanti avvocati iscritti all'Ordine in questione e lesi in modo diretto e consequenziale.