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Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha condannato l'impiccagione del leader del partito politico bengalese Jamaat-e-Islami (JI), Motiur Rahman Nizami. Il portavoce del segretario generale ha dichiarato, nel corso di una conferenza stampa, che il capo dell'ONU è contro la pena di morte in ogni circostanza, allineandosi  al giudizio globale sull'esecuzione capitale: "Esprimiamo tutta la nostra preoccupazione e il nostro biasimo per come il Bangladesh ha gestito questo caso.

Niente esecuzioni sommarie

L'impiccagione del 73enne leader dell'Associazione Islamica Bengalese Jamaat-e-Islami è stata, ieri, al centro della discussione durante la 21a sessione dell'Assemblea del Punjab, svoltasi in questi giorni in Pakistan. Due distinte risoluzioni sono state presentate dal Parlamento per condannare l'esecuzione.

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La prima è stata presentata dal capo dell' opposizione Mian Memood-ur-Rasheed, e l'altra dal leader parlamentare Dr Waseem Akhtar. Tuttavia, i rappresentanti di maggioranza e opposizione sono stati invitati a presentare un'unica mozione. La risoluzione è stata, infine, approvata all'unanimità dall'assemblea. In essa il governo del Pakistan viene esortato a sollevare la questione dell'esecuzione a livello internazionale.

"In Bangladesh le  condanne a morte vengono eseguite per espressa volontà del governo indiano, in quanto i cittadini si schierarono a fianco del Pakistan durante la guerra di indipendenza del 1971", si legge nel testo finale della risoluzione.

Il tribunale di parte assegna condanne a morte sulla base di un odio politico di antica data.

Motiur Rahman Nizami, il leader del gruppo Jamaat-e-Islami del Bangladesh, era stato condannato per aver commesso atrocità in tempo di guerra, tra cui il genocidio, lo stupro e la tortura.

Anche gli Stati Uniti hanno espresso la loro ferma condanna per quanto è accaduto. "Fino a quando questo tipo di procedure non si allineeranno al diritto internazionale, non possiamo dare il nostro assenso a procedere con le esecuzioni", ha dichiarato la portavoce Elizabeth Trudeau.

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"Anche noi vogliamo che vengano assicurati alla giustizia coloro che hanno commesso crimini durante la guerra di indipendenza, ma siamo molto preoccupati per le conseguenze che simili decisioni arbitrarie possono far ricadere sul governo del Bangladesh", ha aggiunto.

Si teme, in sostanza, da più parti, il risveglio dell'antico odio - in realtà mai sopito - fra le Nazioni del sub-continente indiano. Cosa che certamente non sarebbe stata gradita a Gandhi.