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I parenti dei morti del Rogo della Thyssenkrupp del 6 dicembre 2007 non hanno pace nel trovare giustizia per i loro cari. C'è la possibilità del terzo processo di appello. La colpevolezza dell’amministratore delegato di Thyssen, Harald Espenhahn, dei dirigenti Marco Pucci e Gerald Priegnitz, del membro del comitato esecutivo dell’azienda Daniele Moroni, dell’ex direttore dello stabilimento Raffaele Salerno e del responsabile della sicurezza Cosimo Cafueri, era stata già accertata nel primo processo di appello del febbraio 2013 con il ridimensionamento della condanna per omicidio volontario del primo processo, a quella per omicidio colposo.

La storia del processo

La Cassazione aveva richiesto, nel 2014, dopo aver confermato il reato, un nuovo processo di appello che si concluse nel 2015 con un generale abbassamento delle pene ai colpevoli: tra i 7 e i 10 anni, dalla prima sentenza del tribunale che comminava come chiesto dal procuratore generale Raffaele Guariniello dai 10 ai 16 anni, poi già abbassati in appello.

Ora la quarta sezione della corta di Cassazione presieduta da Fausto Izzo avrebbe dovuto confermare le pene, già ridotte; mentre, invece, la richiesta del Procuratore Generale Paola Filippi va nella direzione di rifare per la terza volta il processo di appello per questa vicenda tragica, con il fine di abbassare ulteriormente le pene ai colpevoli.

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I parenti delle vittime indignati

I parenti sono costernati da questa richiesta, poiché vedono allontanarsi la giustizia per i loro cari. Vedono che questa azienda,  se l'è cavata con 13 milioni di risarcimento, pagati prima dell'inizio del processo, dopo aver fatto morire di una morte straziante sette suoi operai, Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo, Bruno Santino e Antonio Schiavone, quella notte di nove anni fa. Il dubbio che sorge spontaneo è che per una morte annunciata, si voglia far scendere la pena in modo da non far scontare neanche un giorno ai responsabili. I dirigenti della ThyssenKrupp conoscevano bene le condizioni di lavoro degli operai, perché la fabbrica doveva chiudere, come in seguito fece. Soprattutto le alte leve di nazionalità tedesca, in primis l'amministratore delegato Harald Espenhahn, dice Antonio Boccuzzi l'unico sopravvissuto alla tragica vicenda, potrebbero avere un ulteriore sconto se dovesse venir estradato in Germania.

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Terzo processo di appello?

La vicenda processuale di questo fatto tragico, come spesso succede in Italia, sta diventando una farsa, con il possibile terzo processo di appello ed un abbassamento continuo delle pene per questi "imputati eccellenti". In un momento in cui la giustizia è nell'occhio del ciclone per le polemiche sul garantismo nei processi agli amministratori e ai politici, bisogna dire che garantismo dovrebbe essere pure far funzionare la giustizia, garantendo una pena adeguata in tempi adeguati a chi commette gravissimi e accertati delitti.