Se il consulente tecnico d'ufficio procede in ritardo alla consegna della perizia, si configura l'esistenza della fattispecie di reato di omissione d'atti d'ufficio. Ad affermare ciò ci ha pensato la Corte di Cassazione con la sentenza n. 26589/16; quest'ultima è stata posta in essere per pronunciarsi sulla condanna a carico di un consulente da parte del giudice di merito. A carico del consulente tecnico era prevista la fattispecie disciplinata dall'articolo 328 del codice penale (reato di omissione d'atti d'ufficio) e relativa pena della reclusione per quattro mesi.

Il motivo della condanna è da ravvisarsi nella mancata consegna della consulenza nel termine precedentemente concesso dal giudice. Il protagonista della vicenda, ossia, il consulente, nel difendersi ha eccepito l'esclusione del carattere volontario e consapevole del ritardo, adducendo che il ritardo proveniva originariamente da un non celere recepimento della documentazione bancaria richiesta. In più, ha affermato di aver erroneamente preso nota della data prevista per lo svolgimento dell'udienza. I giudici di legittimità, però, hanno deciso di avvalorare la posizione del giudice di secondo grado. Regole rigide sono previste anche in tema dicomportamenti tenuti dall'avvocato in udienza.

Il caso sottoposto al vaglio della Corte

Il consulente tecnico aveva ricevuto l'incarica il 9 dicembre dell'anno 2005; il tempo di consegna era fissato nei 120 giorni seguenti. Al trascorrere di codesto termine, ha chiesto ed ottenuto una proroga di 30 giorni. Ma si sono verificate due udienze che hanno subìto un rinvio appunto per la mancata consegna della relazione scritta riguardante l'incarico affidatogli.

Per questi motivi, la Corte di Cassazione ha affermato che non si tratta di una non grave negligenza, ma di una evidente ipotesi di cui all'articolo 328 del codice penale, caratterizzata da una conoscenza del rifiuto posto in essere in relazione ad atti che dovevano essere adottati senza ritardo. La violazione dei termini, sostengono i giudici, è di forma volontaria.

A seguito dell'esplicazione dell'iter argomentativo e logico dei giudici, si legge che ciò nonostante, non vi sarà alcuna applicazione di condanna in capo al consulente, in quanto il reato contestato e attribuito si è nel frattempo prescritto. Altre e simili disposizioni sono previste in caso diincompleta informazione di una consulenza professionale.