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Giornata difficile ieri per i cittadini di tutta Italia, specie per gli abitanti delle città maggiori. Si è svolto uno sciopero nazionale dei lavoratori del comparto igiene ambientale. Quindi netturbini e spazzini lunedì non garantivano ai cittadini il proprio lavoro, per protesta. Uno dei motivi che ha spinto a scioperare? Il loro contratto non viene rinnovato da più di due anni (28 mesi per l’esattezza) e, nonostante le numerose richieste, niente si muove.

Come affrontare la mini emergenza   

Tra l’altro, l’interruzione dei servizi è arrivata immediatamente dopo il weekend, quando la raccolta dei rifiuti subisce già una riduzione significativa (-40%).

Inoltre per giovedì 2 giugno (Festa della Repubblica) è prevista un’altra riduzione del servizio, visto il giorno festivo. Il rischio più grande è quello di ritrovarsi, a fine giornata, con cassonetti strapieni in ogni angolo delle città italiane e con strade di conseguenza più sporche del normale.

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Le città italiane hanno affrontato in maniera simile, ma non del tutto uguale questa mini emergenza. A Roma, lo sciopero è durato tutta la giornata e terminerà alle ore 4:30 di martedì mattina. A Napoli, la cittadinanza è stata invitata a limitare, per quanto possibile, il conferimento di rifiuti nella giornata di lunedì, specie quelli organici e indifferenziati e di rispettare quanto più possibile gli orari di conferimento, per evitare che si ripresentassero scene da incubo a cui la città ha assistito troppe volte, fino a pochi anni fa.

Cause sindacali  

Le cause dello sciopero sono piuttosto complesse. Oltre al contratto vecchio di oltre due anni, sembra che un altro tema ‘caldo’ sia quello dei distacchi sindacali retribuiti. Vale a dire quei servizi che gli operatori ecologici offrono ai sindacati nazionali ma per i quali vengono pagati dalle aziende.

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La protesta parte forte da Ulitalia: “Non possiamo pagare persone per farle lavorare nei sindacati al posto delle nostre aziende. Ogni anno sopportiamo 11 milioni di euro di costi. In pratica è come se pagassimo delle persone che non lavorano nei servizi cittadini. Sappiamo benissimo che la pulizia delle città è importante e che ci vuole efficienza nel farlo. I costi, alla fine, si riversano nelle casse comunali e quindi su tutti i cittadini. Noi vogliamo garantire l’agibilità sindacale, ma a condizioni differenti da quelle attuali, che non sono più sostenibili. Speriamo nel buonsenso dei sindacati per risolvere la questione”.