Dietro ai minacciosi filmati attribuiti all'organizzazione terroristica Al Qaeda nel periodo 2006-2011 non ci sarebbe stata l'organizzazione terroristica vicina a Bin Laden, ma niente meno che il Dipartimento della difesa americano, tramite l'agenzia di Public Relation Bell Pottinger, che per un periodo non inferiore ai 5 anni avrebbe operato in Iraq per conto del Pentagono, ottenendo un compenso da capogiro, si parla di oltre mezzo miliardo di euro, più di cento milioni all'anno. A rivelarlo non è un inattendibile "blogger complottista", bensì il il Bureau of Investigative Journalism, mediante un dossier pubblicato in questi giorni in rete, basato sulla testimonianza diretta di un tecnico che ha lavorato alla realizzazione dei filmati, Martin Wells, ma anche su documenti ritenuti ufficiali.

E' quanto racconta Marcello Foa sul suo blog ospitato da Il Giornale, uno dei pochi giornalisti ad essersi occupato della notizia, almeno fino a questo momento.

Le sconcertanti rivelazioni degne di un film 'spy story'

Quanto rivelato nel dossier divulgato dal Bureau of Investigative Journalism appare incredibile, sembra la trama di un film hollywoodiano. L'esperto di video editing Wells, al tempo operatore free lance, viene contattato per un ingaggio in Medio Oriente, e sin da subito capisce di non trovarsi dinnanzi ad un contratto come tanti. Scortato da uomini armati viene accompagnato in un palazzo, dove capisce di avere a che fare con un'agenzia collegata ad ambienti militari. Viene trattenuto per un breve colloquio, nel quale gli dicono di averlo scelto perché dopo aver indagato su di lui è considerato "pulito".

I migliori video del giorno

Due giorni dopo il colloquio viene trasferito in una base militare americana in Iraq, dove vengono messe a punto "psyops", ovvero operazioni di guerra psicologica. "Il nostro compito era quello di produrre video nei quali la fonte era dichiarata, in prevalenza degli spot contro Al Qaeda", racconta il video editor. Ma in alcuni casi avrebbe svolto anche lavori di ben altra natura.

La realizzazione di falsi scoop giornalistici e video attribuiti ad Al Qaeda

Wells ha rivelato di aver realizzato anche falsi servizi giornalistici, che poi venivano inviati alle Tv arabe, ma in alcuni casi avrebbe realizzato anche dei video la cui preparazione e divulgazione veniva attribuita a terze parti: veri e propri filmati di propaganda di Al Qaeda che i soldati americani avrebbero finto di rivenire durante incursioni militari o perquisizioni nelle case dei sospettati di legami con il terrorismo, spesso in luoghi ben distanti dalle zone di guerra, come Iran, Siria e anche negli Usa. Vere e proprie "false flag" utili al perseguimento degli scopi e degli obiettivi dell'intelligence americana.

Le valutazioni di Marcello Foa

"Alcuni shoccanti video che giravano sul web o in televisione erano in realtà prodotti da una società inglese, all'interno di una base americana in Iraq" commenta Foa, che prosegue: "viene da ridere pensando che l'autenticità degli stessi video veniva certificata dalla Cia o dalla Presidenza degli Stati Uniti".  Secondo Marcello Foa - che oltre ad essere direttore del Corriere del Ticino è anche docente di Comunicazione e Giornalismo - le rivelazioni di Wells sarebbero sovrapponibili con un modus operandi che gli esperti di comunicazione conoscono bene. In questi casi infatti sarebbe comune che i governi utilizzino società esterne per bypassare le leggi ed evitare i controlli delle commissioni parlamentari.

"Che durante le guerre i governi facciano ricorso a espedienti di questo tipo non è una novità e non sorprende" sentenzia Foa, che però evidenzia come in passato questo tipo di operazioni fosse limitato alla zona di guerra, mentre oggi la propaganda non si rivolge solo alle popolazioni interessate dal conflitto, ma al mondo intero. Compreso i cittadini statunitensi, in barba alla legge che lo vieterebbe espressamente.