È stato condannato a 27 anni dalla Corte d'Assise del Tribunale di Arezzo. Nonostante la pesante sentenza, Padre Graziano continua a professare la sua totale estraneità ai fatti: il frate congolese è accusato di aver ucciso Guerrina Piscaglia e di aver occultato il cadavere della cinquantenne di Badia Tedalda. I giudici del tribunale aretino e la giuria popolare hanno accolto "in toto" la richiesta avanzata dall'accusa, provocando la commossa reazione dei congiunti di Guerrina.

Subito dopo la sentenza, il marito della donna scomparsa il 1° maggio 2014 ha chiesto al frate congolese di indicare dove è seppellito il corpo di Guerrina, per poter darle finalmente una degna sepoltura.

Dall'altra parte, il legale di Padre Graziano ha immediatamente annunciato ricorso in Appello, sostenendo che non esistono prove concrete che dimostrino la colpevolezza del sacerdote della parrocchia di Ca' Raffaello.

"Hanno pregato insieme"

L'avvocato Riziero Angeletti è intervenuto nel corso della trasmissione "Pomeriggio 5", rivelando che il suo assistito è stato contattato da Papa Francesco il giorno dopo la sentenza di condanna da parte dei giudici della Corte di Assise del Tribunale di Arezzo. Il legale ha precisato che il Santo Padre ha conversato per alcuni minuti con il frate congolese, il quale ha confermato la sua totale estraneità ai fatti contestati dalla pubblica accusa. 

"Il Papa contatterà di nuovo Padre Graziano"

Il legale ha anche precisato che Papa Francesco, prima di congedarsi, ha pregato con Padre Graziano.

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Riziero Angeletti, inoltre, ha sottolineato che il pontefice ha promesso che contatterà nuovamente il frate congolese nei prossimi giorni. Subito dopo la lettura della sentenza, l'avvocato di Padre Graziano ha annunciato che la corte non ha ascoltato cinque testimoni ritenuti fondamentali per la ricostruzione dei fatti contestati, aggiungendo che, durante il processo, non sono stati presi in considerazione alcuni elementi importanti, tra i quali la perizia del telefono dal quale è partito un messaggio di Guerrina Piscaglia a un sacerdote nigeriano che vive a Roma