Un altro decesso di una partoriente in ospedale. Stavolta è accaduto al 'Cannizzaro' di Catania: Valentina Milluzzo ha perso i gemellini e, dopo 12 ore di agonia, è morta anche lei. La 32enne di Palagonia (Catania) si era sottoposta alla fecondazione assistita per restare incinta e, fino allo scorso 29 settembre 2016, tutto era andato per il meglio. 

Valentina Milluzzo voleva diventare mamma

Valentina Milluzzo era gioiosa e solare. Non aspettava altro che vedere i gemellini (un maschio e una femmina) che aveva in grembo. Fino al quinto mese di gravidanza la donna non aveva avuto problemi; lo scorso 29 settembre, però, è stata costretta a recarsi all'ospedale 'Cannizzaro'.

Valentina avvertiva dolori lancinanti ed aveva la febbre. I medici le fecero assumere Tachipirina.

Le condizioni della Milluzzo sono peggiorate con il passare dei giorni: la donna è stata condotta in sala parto, ma i bimbi sono venuti alla luce senza vita. Un dolore immenso per la 32enne e tutti i suoi parenti. Dopo 12 ore è morta anche Valentina. I parenti non hanno ancora dato l'ok all'autopsia; sarà il giudice, successivamente, a disporre l'esame autoptico. I genitori della vittima e il marito sono addolorati e vogliono che sia fatta luce sulla vicenda, vogliono scoprire perché Valentina è morta. Salvatore Catania Milluzzo, avvocato che difende i parenti della vittima, ha affermato che c'è bisogno di scoprire il responsabile della morte di una donna e dei suoi figli. Ovviamente la famiglia Milluzzo ha presentato già una denuncia perché adesso ha una grande 'fame' di giustizia e un forte desiderio di conoscere la verità. 

L'obiettivo dei parenti di Valentina è scoprire se medici o infermieri del 'Cannizzaro' siano stati negligenti, imprudenti o vi sia stata imperizia durante la diagnosi e le cure della 32enne.

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I familiari della Milluzzo hanno rivelato che, dopo il ricovero al 'Cannizzaro'  della donna, le sue condizioni di Salute sono peggiorate rapidamente. Come mai? Perché Valentina è morta nel giro di poche ore dal ricovero? La Procura di Catania dovrà fare luce su questa triste vicenda. 

Caso simile a quello del Sant'Antonio Abate di Trapani

È un periodo nero per la sanità siciliana. Lo scorso 13 ottobre, a Trapani, una 26enne al nono mese di gravidanza ha perso la vita all'ospedale Sant'Antonio Abate. La donna si era recata urgente presso il nosocomio siciliano perché aveva notato alcune perdite di sangue. Secondo un comunicato dell'Asp, la 26enne era in buone condizioni di salute ma, mentre parlava con la madre, è stata colpita da un arresto cardiocircolatorio. I medici, allora, sono subito intervenuti ed hanno fatto nascere il bebè con un taglio cesareo. Il bimbo pesava 3,2 kg e godeva di buona salute; la mamma però non ce l'ha fatta, è stata tradita dal cuore. L'Asp ha subito incaricato una commissione interna per scoprire le cause del decesso della donna.

Si ipotizza che la giovane siciliana sia stata stroncata da un'embolia. La notizia ha sconcertato anche il ministro della Salute Beatrice Lorenzin che ha immediatamente inviato diversi esperti all'ospedale Sant'Antonio Abate per ricostruire la dinamica dell'episodio ed individuare eventuali responsabili.